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12 ottobre 2010

Hipstamatic e un pensiero sul futuro della fotografia


Buona parte di voi conoscerà già Hipstamatic, una delle pochissime applicazioni per iPhone che hanno effettivamente dell’incredibile. Per chi non lo sapesse, Hipstamatic — che prende il nome da questa macchina fotografica do-it-yourself degli anni Ottanta — è in grado di riprodurre abbastanza fedelmente gli effetti di diversi obiettivi più o meno vintage e di diverse pellicole, a colori e in bianco e nero. Una volta comprata, si hanno tre obiettivi e due pellicole disponibili di default e la possibilità di comprarne altri.

I risultati sono quelli che vedete nei wall di Facebook di qualcuno dei vostri amici: fotografie innegabilmente belle che oscillano dalla sgranatura delle immagini di strada in b/n degli anni Cinquanta alla saturazione dei colori nelle Lomo, passando per i colori tenui e amarcord delle Polaroid. Insomma, fa un sacco di cose, le fa benissimo e soprattutto le fa senza che chi scatta debba metterci il minimo sforzo. Ok, sapere quando è meglio usare un obiettivo invece di un altro aiuta, ma non è assolutamente necessario: io l’ho comprata la settimana scorsa e per diversi giorni ho solo scattato a caso, e i risultati sono stati decisamente ottimi senza che io ci mettessi nulla di mio. Per sintetizzare, le fotografie subiscono un processo di preproduzione — che poi tecnicamente non sia così, qua non ci importa — simile al classico processo di postproduzione che potreste fare con un po’ di dimestichezza con Photoshop.

La reazione a tutto questo è spesso il fastidio, a causa degli stessi motivi che stanno dietro il fastidio delle fotografie, appunto, ritoccate: scattare buone immagini diventa troppo facile, si tradisce la fugacità del momento, i rapporti di bravura tra fotografi saltano, eccetera eccetera. Non voglio addentrarmi in questo argomento perché cadrei in un buco nero di complessità (per dirne una: i fotografi postproducevano i propri scatti anche un tempo, giocherellando con la chimica durante lo sviluppo) (per dirne due: semplicemente, i mestieri cambiano), mi limiterò a dirvi qual è l’unica cosa che davvero mi infastidisce della facilità con cui da un tot di anni a questa parte si possono scattare belle fotografie. Ovvero la perdita di contatto con cosa significhi davvero essere un fotografo, l’incapacità di distinguere un bello scatto da una — mi si scusi il termine — poetica che abbia un valore, il dilagare di riviste, siti e blog che pubblicano fotografi che sanno semplicemente scegliere una buona angolazione ed editare un jpg. Sono convinto che una foto non significhi nulla perché chiunque può fare belle foto — anche un piccione, per dire. Essere un fotografo significa invece essere in grado di raccontare o dire qualcosa, qualsiasi cosa. E quello sì, non sono in tanti a saperlo fare.

Preciso l’affermazione di prima: se prima pensavo che chiunque potesse potenzialmente fare belle foto, ora, con Hipstmatic (e le altre decine di software simili che esistono ed esisteranno, chiaro), chiunque può effettivamente farlo, e dopo tre tentativi al massimo. Ho cominciato a riflettere sulla cosa e dopo un breve passaggio obbligato sulla modalità “fastidio”, sono arrivato alla conclusione che si tratti di un fenomeno interessante e assolutamente in parte positivo. Potrei cambiare idea domani, ma ora ho come la sensazione che stiamo per arrivare alla fine di un percorso in cui la tecnologia anticiperà definitivamente le nostre volontà e sarà in grado di ottenere — di farci ottenere — esattamente ciò che desideriamo, senza sforzo e capacità particolari. Quando queste applicazioni di preproduzione saranno a portata di tutti ci ritroveremo livellati a un nuovo standard qualitativo, e dopo un primo momento in cui saremo contenti di trovare le foto delle vacanze degli amici un po’ meno noiose, pian piano inizieremo a dimenticarci di quanto fossero piatte e mediocri le fotografie delle Kodak usa e getta e torneremo infine ad annoiarci, anche con Hipstamatic, ricominciando a cercare nelle foto — sulle riviste, sui siti, sui blog — un racconto, una storia, un senso che vada oltre il valore estetico della fotografia, che non significherà più nulla.

(Oppure tornerà di moda la piattezza delle Kodak, e verrà l’apocalisse).

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Ci sono 14 commenti

  1. Mh, non so. Quando è tutto automatico come fai a capire chi ottiene la qualità per scelta e chi per automatismo? È un'illusione forse piacevole che può però crollare da un momento all'altro con una qualsiasi scelta (una jpg sgranata, una firma con l'ombra...) e costringere a una faticosa ri-valutazione a posteriori. A me fa un po' paura. Fortuna io disegno, e lì è un poco più complesso.

    scritto da Gabriele il 12 ottobre 2010 alle 09:21

  2. È esattamente quello il punto: quando è tutto automatico non si può più distinguere chi ottiene la qualità per scelta e chi per automatismo. E questo, alla lunga, togiierà valore alla qualità (estetica) fine a se stessa.

    scritto da Pier Mauro il 12 ottobre 2010 alle 09:59

  3. Per me è comunque un'informazione che si perde, una comunicazione falsata. Che male c'è nella scelta per giungere a una buona qualità formale?

    scritto da Gabriele il 12 ottobre 2010 alle 10:35

  4. Ma assolutamente, sono d'accordo con te. Il punto è che ormai questo processo è inarrestabile, e sempre di più chiunque potrà raggiungere una qualità formale senza alcuna particolare capacità. Non è importante (non qui) se sia giusto o meno, dico solo che cambierà le cose. Obbligando i fotografi (e soprattutto chi i fotografi li pubblica) a cercare un senso che vada oltre alla bellezza o il fascino di una foto, come purtroppo va parecchio di moda ora.

    scritto da Pier Mauro il 12 ottobre 2010 alle 10:54

  5. Ti leggo un po' ottimista. Sarebbe come dire che, visti i milioni di template grafici prefatti a discreta qualità, gli editori web sono ora costretti a studiare meglio la comunicazione visiva dei loro prodotti per spiccare, io invece questo effetto significante non l'ho visto molto in giro. Magari è solo timore riflesso per ciò che faccio, o il fastidio del classificatore meritocratico.

    scritto da Gabriele il 12 ottobre 2010 alle 11:01

  6. Come al solito dipende dall'utilizzo che ne vuoi fare. Vuoi fare fotografie ricordo carine e fascinose? Usalo ok! Poi magari ti accorgerai con il tempo che tutte le tue vacanze hanno la stessa atmosfera e penserai.. ma davvero sono stato in quel posto?! Non mi ricordo! Po tu parli di bellezza! Cavolo, la bellezza! Ma una foto non deve essere bella. Deve essere giusta per quel racconto. Tu cosa vuoi raccontare? R.Carver diceva: "Diffido sempre di quegli scrittori che usano i trucchi. Niente trucchi quando si scrive" Per me la fotografia è scrittura. E questi sono tutti trucchi:-)

    scritto da tambu il 12 ottobre 2010 alle 11:19

  7. Sono uno vissuto di fotografia, ho iniziato 40 anni fa, ma questi discorsi mi fanno un po' paura. al tempo del mio esordio le cose erano diverse, c'era una sorta di pionierismo che toccava tutti gli aspetti della fotografia, dalla tecnica ancora non evoluta, al contenuto di un linguaggio non ancora consolidato. D'accordo, ora le cose sono cambiate, ma non mi sento di colpevolizzarle, se manca quella sorta di pionierismo, se non si fa più ricerca, se non si racconta per contenuti, non è colpa della tecnologia, ma di chi la impiega. La fatica che si faceva un tempo nel realizzare un'immagine, può essere fatta anche oggi, ma ovviamente, in termini diversi. Resto un fotografo, ma evito di essere confuso con la massa di "creatori di immagini" fine a se stesse. RICERCO. E faccio fatica. spero di arrivare da qualche parte. Grazie, l'articolo è molto buono.

    scritto da Roberto Angelotti il 12 ottobre 2010 alle 13:33

  8. Uao, le foto del piccione sono bellissime.

    scritto da nonhoparole il 12 ottobre 2010 alle 16:30

  9. Gabriele sì, confesso, sono ottimista e pure parecchio (anche se la parentesi finale tradisce un po' di preoccupazione, che c'è). Tambu, mi sembra che noi si sia d'accordo quasi del tutto. La frase di Carver è (strano, eh?) perfetta anche nella fotografia, e con lo scorrere degli anni lo sarà sempre di più. Roberto, che altro dire, hai detto tutto tu.

    scritto da Pier Mauro il 12 ottobre 2010 alle 19:49

  10. secondo me il ritorno delle kodak fun è proprio dietro l'angolo! ma del resto la storia, e di conseguenza la fotografia, è fatta di eterni ritorni a zig-zag. analogico-digitale-analogico...ed eccoci ai giorni nostri, al secondo ritorno all'analogico, l'epoca lomo, polaroid etc... se tutto va come deve andare, tempo qualche anno (pochi) rivamperà la tecnologia tout court, magari con macchinette che a 100 euro avranno la qualità di una attuale hasselblad con in più foto 3d o 3d con incorporati gli odori del momento dello scatto. la cosa che scoccia, me per primo, è che ora fanno foto tutti (me compreso) e vengono bene a tutti. spesso perchè il 'venir bene' è il 'venir male'. ma la cosa più fondamentale di tutte è che la concorrenza per scoparsi qualcuna con la scusa delle foto sarà sempre più agguerrita!

    scritto da joe il 12 ottobre 2010 alle 21:09

  11. ma chi dice che sono belle foto? e perchè? marco

    scritto da marco il 20 novembre 2010 alle 01:47

  12. Potrei risponderti in tanti modi, mi limito a uno: lo dicono i milioni di persone che hanno scaricato l'applicazione, che la usano, che postano sui propri profili di Facebook le fotografie e ricevono altrettanti milioni di complimenti per la loro bellezza. E attenzione: qua non stiamo dicendo che le foto più belle che stanno venendo scattate in questo preciso momento sono scattate da Hipstamatic; stiamo dicendo che le foto mediocri di Hipstamatic sono più belle delle foto mediocri delle compatte classiche. E le foto mediocri sono circa il 99% del totale delle foto.

    scritto da Pier Mauro il 21 novembre 2010 alle 21:37

  13. [...] Foto per fare i seri Qui nessuno di noi è fotografo vero, ma alla fine la fotografia è una delle cose che segnaliamo di più. E proprio per questo la qualità della selezione è alta: le spedizioni in Antartide a inizio Novecento, i reportage di guerra di Emilio Morenatti, le fotografie subacquee in bianco e nero, i newyorkesi che vorresti conoscere uno ad uno, gli aerei sulla spiaggia di Maho, e — vabbè — i brevi documentari di Magnum, la più famosa agenzia fotografica al mondo. Se, anche se non si sa perché, invece di guardare foto aveste voglia di leggere di foto, c’è una lunga riflessione su Hipstamatic e il futuro della fotografia. [...]

    pingback dal sito Buon anno, con il meglio di Personal Report del 2010 | Personal Report il 31 dicembre 2010 alle 03:02

  14. [...] del mondo: i video su YouTube sono diventati troppi. O meglio: in maniera simile a quanto mi sembra stia succedendo alla fotografia digitale, grazie alla proliferazione di buoni strumenti tecnici a basso costo, all’affinamento del [...]

    pingback dal sito Il mio problema con i video di YouTube | Personal Report il 7 giugno 2011 alle 09:18

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