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22 ottobre 2010

…Gipi? | Una recensione di Essedice

Avete un amico che suona in un gruppo? Ovvio, e scommetto anche che non apprezziate granchè la sua musica, ma per questa volta facciamo finta che non sia così: impazzite per la sua musica. Mettiamo poi che una sera andiate da lui, che deve farvi sentire una nuova canzone. Siete impazienti, forse avete delle aspettative spropositate ma il suo ultimo album era meraviglioso. Posa la birra, si mette la chitarra a tracolla e comincia. E fa solo rumore. Lui si impegna, sa che sta facendo un gran baccano. Probabilmente è pure bravo ma questo è noise, un genere che non conoscete. Cercate comunque di farvi emozionare, vi sforzate ma non c’è verso, per voi è solo rumore. Finisce di suonare, le luci sul palco si riaccendono e a fatica vi rialzate dallo scomodo ciottolato di Piazza Castello. Gli applausi attorno sono forti, qualcuno ha gli occhi lucidi, vi sentite fuori luogo. Lui non vi chiede un’opinione ma volete comunque dire qualcosa perchè quello che faceva prima vi piaceva, ci tenete. Gipi, che dire?

Essedice è uno spettacolo curato da Gipi, dalla compagnia teatrale pisana I Sacchi di Sabbia e da Ferdinando Falossi, creatore delle belle maschere indossate dagli interpreti. La storia, tratta dalla graphic novel S., è quella del padre di Gipi, Sergio, scampato alla seconda guerra mondiale e morto mentre il figliolo giocava in internet. Il palco è la mente di Gipi, narratore in scena: i ricordi e le fantasie si mischiano, si ripetono e si contraddicono, le maschere accennano appena i lineamenti dei volti. Poi ci sono gli attori, le pose, i tempi e i teli trasparenti, il Teatro insomma, quello con la t maiuscola. Roba seria. Ma ce n’era bisogno?

Inevitabilmente la mia mente torna a un anno fa, alla messa in scena de La Mia Vita Disegnata Male qui a Ferrara al Teatro Comunale. Non si fa? Forse, ma è più forte di me perchè quella volta ho pianto nonostante sapessi già come finisse il libro e sul palco c’erano solo lui, la sua storia e una piccola band: tantissimo immediatissimo Gipi e poco Teatro. La sera della messa in scena di Essedice il Teatro ha invaso la scena, si è accomodato sul trespolo e ha recitato il suo monologo trombone. Pause, pose, movimenti e simbolismi. Per me solo tanto rumore. So solo una cosa: due volte Gipi ha trovato un po’ di spazio durante lo spettacolo e due volte mi sono emozionato ma no, non ho fatto il mio pianto annuale questa volta.

Oh ma che cosa critichi? Questa è Arte, mi direte. E niente, torno nel mio angolino a sentirmi fuori luogo.

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Ci sono 2 commenti

  1. Concordo al 100%. Bisogna anche aggiungere che, comunque, era uno spettacolo che avrebbe reso bene in uno spazio molto, molto più piccolo a mio parere. Portarlo in piazza è stata sicuramente una scommessa, e l'hanno a mio parere persa. Vabé, capita.

    scritto da Marco il 23 ottobre 2010 alle 13:49

  2. hai ragione, di sicuro l'illuminazione della piazza e le insegne dei negozi non hanno aiutato, era necessario il buio totale. e delle sedie (o tutti in piedi). fa comunque piacere che abbiano tentato di rendere accessibile lo spettacolo a più gente possibile.

    scritto da Simone il 23 ottobre 2010 alle 14:31

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