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20 ottobre 2010

Di Chris Ware, fumetti e infografiche

Per leggere “Jimmy Corrigan. Il ragazzo più in gamba sulla terra” di Chris Ware ci ho messo tre mesi. Tre mesi per un fumetto di 380 pagine. L’ho cominciato e abbandonato almeno dieci volte. Perché è bellissimo (dell’amore che si nutre da queste parti per Chirs Ware ha già scritto Simone) ma anche difficilissimo. È difficile nei contenuti ed è difficile nella struttura che lo compone. Sapete quando dicono di qualcuno che “ha spinto il medium fino ai suoi limiti”?, ecco, Ware è uno che l’ha decisamente fatto con il fumetto.

Mentre leggevo un pensiero mi inseguiva: le prospettive isometriche che ricorrono in tutte le tavole del libro e in tutta la produzione del fumettista sono uguali identiche a quelle infografiche che vedevo da bambino nei libri scientifici illustrati, quelle che tagliavano via un piano del castello medioevale per farmi vedere che dentro c’erano i cavalieri e i banchetti. “Jimmy Corrigan”, Ware lo ammette in più interviste, racconta una drammatica storia autobiografica: quella di un figlio che incontra per la prima volta il padre che l’ha abbandonato appena nato. Lui ci mette tutta la sua vita ma il disegno rimane freddo. Come se guardasse le cose da lontano, come se fossero illustrazioni in un libro di qualcun altro.
Ho pensato a quanto infografiche e fumetto in realtà siano vicini. Tanto vicini che oltre alle prospettive isometriche il volume è pieno zeppo di schemi e diagrammi metanarrativi che servono a raccontare i flashback o la complessa genealogia della famiglia Corrigan e che spesso costringono il lettore ad allontanarsi emotivamente dalla narrazione. Ware vuole farcelo sapere che quello è un fumetto e usa le infografiche come leva razionale per allontanarci dalla storia. Non possiamo permetterci di immergerci, dobbiamo analizzarlo. Sono fatti uno in fila all’altro e se ci facciamo fregare dal meccanismo delle closure (il principio che ci permette di riempire i vuoti tra le vignette) rischiamo anche il coinvolgimento emotivo. È difficile esserne sicuri ma si ha l’impressione di un fumetto usato come terapia, dove il linguaggio visivo viene piegato in modo da diventare una barriera che custodisca l’intimità della storia dagli occhi (e dai sentimenti) indiscreti del pubblico.

È innegabile però che infografiche e fumetto collaborino ad un fine unico: quello di costruire una narrazione. Qualche settimana fa il disegnatore e teorico del fumetto Scott McCloud si è domandato in un post sul suo blog se sia sufficiente mettere dei balloon dentro a dei diagrammi di flusso per farli diventare dei fumetti. “Chi se ne importa?“, viene da rispondergli. Balloon o frecce, pittogrammi o personaggi, non ci interessa la forma che hanno: l’importante è quello che raccontano.

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Ci sono 2 commenti

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by sonostorie, Personal Report. Personal Report said: Cosa succede se mettiamo delle infografiche dentro ad un fumetto? http://bit.ly/9i35dS #infografica #fumetto [...]

    pingback dal sito Retweet by sonostorie il 21 ottobre 2010 alle 14:11

  2. [...] per principianti” (parti 1, 2 e 3) aveva un’illustrazione che ricordava i fumetti di Chris Ware. All’opposto “WC per principianti” aveva un testo che era quasi [...]

    pingback dal sito Quattro chiacchiere con Francesco Franchi | Personal Report il 25 luglio 2011 alle 09:57

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