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4 agosto 2010

La deontologia dell’infografica

Si chiama Il Piccolo Libro dei Fatti Scioccanti sul Mondo, l’ha curato Jonathan Barnbrook (il suo studio ha clienti come David Bowie e Damien Hirst) e all’apparenza sembra una buona idea: prendere tutti quegli impressionanti dati sul e dal mondo (i paesi che emettono più anidride carbonica, la popolazione carceraria, gli stati che inquinano di più tra quelli in via di sviluppo e così via), impaginarli per bene e farci un bel libro da tavolino. Ma invece che informare elegantemente su questi scioccanti fatti, il volume ha sollevato un polverone su una questione spesso ignorata: la professionalità dei grafici.

Coi giornalisti che fanno le cose male siamo sempre pronti a prendercela. È ovvio, il loro lavoro è quello di informare, se non verificano le notizie o le strillano prima che vengano confermate noi li possiamo criticare. Ma i designer? Nella loro nuova veste di autori di infografiche possono ancora banalmente curarsi solo del fatto che una cosa sia bella? Forse allo studio Barnbrook la pensavano così quando hanno impaginato The Little Book of Shocking Global Facts.
Il primo a far notare la questione è stato Nicholas Felton:

It seems that his studio has jumped on the infographics bandwagon and produced a compendium of awful graphics [...].

Invece che prendere questi scioccanti fatti e renderli trasparenti e chiari sembra piuttosto che abbiano remato controcorrente, costruendo pagine magari molto belle e curate esteticamente ma oscure. E, soprattutto, prive del corredo di note necessarie a verificare i dati citati. Ignorando praticamente tutte le regole di base del mestiere.
Altri poi si sono chiesti se per caso non fosse quella la peggior prova di graphic design di sempre, ma il mio preferito è un commentatore di infosthetics.com che dice:

The best of both worlds: ugly and uninformative.

Dopo un post di denuncia Felton ha deciso di tentare una operazione: proviamo a ridisegnare una delle immagini incriminate seguendo almeno qualcuna delle regole base dell’infografica. Il risultato è decisamente migliore, se non altro perché corretto questa volta.

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Ci sono 5 commenti

  1. Beh, ma non riesco a credere che tutta questa moda sia trainata dal desiderio di essere informati. Lo è, sulla carta, perché fa tanto "impegnato", poi si finisce a postarle su ffffound a 500px totalmente illeggibili, e allora qualche dubbio viene. Però son belline.

    scritto da Gabriele il 4 agosto 2010 alle 14:34

  2. Per ora probabilmente no ma credo che con questo problema ci si debba confrontare ora, perché l'infografica farà parte del futuro del giornalismo. E adesso la sparo grossa: mescoleremo sempre di più le cose, fino a creare una figura professionale che sarà capace di fare tutto quanto: fotografare, scrivere, impaginare, programmare, postare, disegnare. Sia con la grafica, sia con la scrittura facciamo una cosa: cerchiamo di far capire. Se falliamo alla base - in una direzione o nell'altra - falliamo in tutto.

    scritto da Jacopo il 4 agosto 2010 alle 14:45

  3. Non credo che l'infografica sia il futuro ma piuttosto è il presente. Questo discorso ovviamente non vale per l'Italia che in quanto a presenza di infografiche nei maggiori quotidiani lascia alquanto a desiderare; le uniche eccezioni sono IL e Wired. La figura del designer "tuttofare" è ormai un fatto assodato e anche i corsi di formazione universitari vanno in quella direzione...

    scritto da Carlotta il 5 agosto 2010 alle 18:32

  4. Per quanto concerne l'infografica, allo stato attuale mi sembra funzioni da decorazione dell'informazione; non sempre è progettata per rendere chiari dei concetti, quanto più per complicarli. Wired semplicemente mi annoia. IL è una rivista progettata sicuramente meglio, ma sinceramente non credo neanche io che l'infografica sia il futuro, quanto piuttosto il presente. Prima o poi ci stuferemo di questa "nuova chiave di lettura" dell'informazione.

    scritto da Mari il 9 agosto 2010 alle 20:19

  5. [...] alle infografiche è inevitabile e, diciamolo, si fa volentieri. L’abbiamo già presentato qua e là perchè sbuca un po’ ovunque tra documentari e progetti vari, ma finalmente è giunta [...]

    pingback dal sito È uscito il report 2010 di Nicholas Felton | Personal Report il 10 febbraio 2011 alle 18:49

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