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13 luglio 2010

Rodina Mat

28 Marzo 2010 — L’unica cosa che accomuna Kiev Odessa e Kharkov è probabilmente questo buco pieno di gas sotto un imponente obelisco di pietra nera lucida. In tutte e tre le città, dal buco spunta un fuoco sempre acceso che commemora le vittime della seconda guerra mondiale, giorno e notte. Qui in Ucraina l’invasione tedesca è durata dal 1941 al 1945, e secondo uno dei nostri informatissimi ospiti, i tedeschi che ci hanno lasciato la pelle sono stati sette milioni. Gli ucraini però non si contano.

Per vedere l’obelisco di Kiev bisogna prendere la metro (niente biglietti, si va a gettoni, come nelle cabine telefoniche degli anni ’90 tranne che questi sono di plastica blu, alcuni tanto consumati da essere quasi trasparenti) e scendere Pecherska. Tutti i complessi sono lì: il dorato Pechersk Lavra, meta di pellegrinaggio dei cristiani ortodossi di tutto il mondo, i monumenti che commemorano i caduti della seconda guerra mondiale. E la statua della bambina con le trecce che porta un mazzo di grano: per ricordare la terribile carestia del 1932, quando Stalin lasciò morire milioni di ucraini, piegando a sé il granaio d’Europa.

L’idea che mi passa per la testa è: qui si sono succedute una serie di sciagure di cui noi abbiamo a malapena sentito parlare.

E abbiamo passeggiato oltre il museo degli aerei, tra i carro armati che hanno fatto la guerra in Afghanistan (ecco qui le armi segrete dei terribili russi, mi pareva di essere in uno dei film che guardavo da piccola nella mia TV americocentrica), oltre lo strano furgone che in realtà era un lanciarazzi pronto a distruggere vite a distanza di 5000 km. E mentre il nostro ospite, Artu, mi forniva particolari essenziali come questo (ah, sapevano farle le armi, i russi) nella sua voce compariva a tradimento una specie di bizzarro orgoglio trasversale.

Che è culminato quando ci siamo trovati davanti un’enorme Statua della Libertà Russa: una donna in titanio bianco splendente al sole, con entrambe le braccia alzate a reggere nella sinistra uno scudo con falce  e martello, e nella destra una spada grande come la torre di Alexander Platz, lo sguardo perso verso l’orizzonte, una corona intorno alla testa. Da parte mia, c’è stato un attimo di incertezza: ma è vera? E non sono riuscita a trattenermi dall’esplodere:- Ma… sembra la Statua della Libertà!

E Artu ha risposto con nonchalanche: – Si. Ma è 15 metri più alta.

Nota: scopro poi molto dopo, cioè ora, che questa statua ha un nome, RODINA MAT e che si può salire in ascensore fin dentro la testa della signorina! La Lonely Planet ne parla con malcelato disgusto, tra l’altro.

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