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21 luglio 2010

Infografiche da toccare

Il giorno in cui Steve Jobs è salito sul palco dello Yerba Buena Center for the Arts Theatre con in mano l’iPad nelle redazioni dei gironali, editori e direttori si sono messi a fare delle feste, dei trenini con disco samba in sottofondo, le trombette, i coriandoli e tutto il resto. Il giorno dopo, a sbronza passata, erano tutti lì a domandarsi: sì, ma adesso, che ci mettiamo dentro a ‘sto coso? Come lo salviamo il mondo dell’editoria?

Che fare il giornale digitale non è facile. Ne sanno qualcosa i giornalisti del Times che, notizia di ieri, hanno perso il 90% dei lettori dopo che il padrone, Ruper Murdoch, ha tirato su gli scudi deflettori attorno al sito del quotidiano nel passaggio dal modello gratuito a quello a pagamento su abbonamento. Dietro al paywall, non si sa: del gran giornalismo anglosassione, si suppone. E forse qualche cosa di più, guardando l’applicazione che hanno sviluppato per la tavoletta di Apple. Perché l’impressione è che, oltre a trasportare gli articoli del cartaceo in una veste degna di essere ancora chiamata giornale, al Times stiano sperimentando verso le piene potenzialità offerte non solo dal multimediale ma anche dall’interattivo. E l’infografica realizzata da Applied Works sul tema della sanità in Inghilterra nuove proprio in quella direzione, non facendosi più semplicemente guardare, ma cominciano anche a farsi giocare.

Qui sotto qualche altra infografica realizzata da Applied Works per l’app del Times e qui e qui un paio di articoli di presentazione

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Ci sono 2 commenti

  1. È tutto molto bello, ma l'interattivo non nasce con l'iPad. Perché si sente solo ora l'esigenza di sfruttarlo? Io vedo siti internet – anche degli stessi giornali, specialmente italiani – sempre più castrati nelle possibilità d'interazione, sempre più basati su modelli obsoleti e assai poco fantasiosi / integrati. Temo che, passata la sbornia da nuovo device, si torni alle solite cose da geocities.

    scritto da Gabriele il 21 luglio 2010 alle 10:31

  2. Un po' perché dentro alle redazioni italiane manca la cultura per l'innovazione tecnologica applicata e un po' perché, banalmente, fare queste cose costa. Tanto. Bisogna che ci sia un giornalista che collabora con un grafico che collabora con un programmatore. E solo per fare un'infografica. L'idea è lì da quando esistono i computer, il nyt ci ha messo in piedi una sezione del proprio sito (http://vizlab.nytimes.com/) ma l'attenzione è finita sull'iPad perché, per un secondo, è sembrato che dietro ci fosse un modello di business accettabile. Credo che tutto si riduca a quello: i soldi.

    scritto da Jacopo il 21 luglio 2010 alle 11:32

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