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25 giugno 2010

Fire & Knives


«Ero stufo di poter scrivere al massimo cinquecento parole per un articolo e di vedermelo costantemente rimandato indietro dagli editor con la richiesta di semplificarlo. [...] Ho amici giornalisti che potrebbero mettere giù cinquemila parole su una particolare varietà di formaggio e che sarebbero felici di farlo» dice Tim Hayward (giornalista e food columnist per il Guardian, tra le mille altre cose) «Ma non possono. Perché nessuno gli comprerebbe un pezzo così». Per ovviare a questo problema e con la voglia di trovare nuovi modi di scrivere e di raccontare il cibo Tim ha aperto Fire & Knives, un quadrimestrale che racconta storie di cose che mangiamo, di ingredienti e di cucina. Cito da un editoriale della rivista:

Fire & Knives ha a che fare con l’amore, l’entusiasmo e la fascinazione verso il cibo in tutti i suoi aspetti. Non ha a che fare il connoisseur – letteralmente ‘colui che conosce’ – ma piuttosto con l’amateur – ‘colui che ama’. Tutti quanti mangiamo.

Nel primo numero (lo si ordina online e solo lì perché non esiste una versione digitale e nemmeno un blog) ci sono articoli dedicati al tabacco come ingrediente, alla cucina inglese (nota per essere cosa orribile, ma – da rivalutare – dicono loro), alle connessioni tra cibo e teatro, c’è un reportage fotografico dentro al ristorante progettato dallo scenografo Tony Hornecker e un mucchio di altre cose.


Fare una giornale nel bel mezzo della tempesta perfetta dell’editoria non deve essere semplice. E alcuni hanno preso Tim per pazzo quando ha annunciato nel Novembre scorso di voler lanciare una rivista dedicata esclusivamente al cibo e pensata per un pubblico (quello dei foodies) grande come una capocchia di spillo. Ma il magazine è arrivato senza problemi al terzo numero e procede a gonfie vele:

Siamo grandi quanto i nostri lettori vogliono. Invece che andarci a cercare un pubblico ce lo stiamo facendo crescere attorno. Cercando di tenere a mente che è per loro che scriviamo. È il processo inverso rispetto alla logica del ‘focus-group’, e credo sia la prima volta che accade da anni.

Li chiamano dead trees i giornali ultimamente, sapete? Alberi morti. Gli altri, forse. Fire & Knives di certo no.


La deliziosa impaginazione è di Supermundane. E le fotografie vengono da lì.

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