27 dicembre 2011
La storia di come New York si risollevò grazie al flash
Un viaggio nell'infernale Manhattan del 1888 con Jacob Riis, autore del primo reportage fotografico realizzato con il flash
- Mi piace 02
- Commenta 00
Osservare, selezionare, condividere
15 febbraio 2010
Ne avete abbastanza di ritratti di gente comune? Io no, quindi vi presento il fotografo danese Simon Høgsberg, a mio parere tra i migliori in questo genere di progetti. Simon ha raggiunto grande notorietà in rete grazie al suo ultimo lavoro We’re All Gonna Die – 100 Meters of Existence. Si tratta di una fotografia lunga 100 metri a alta 78 cm, composta da una serie di scatti fatti su un ponte di Warschauer Strasse a Berlino. Le fotografie sono state scattate alla stessa ora nell’arco di 20 giorni per avere la stesse condizioni di luce in ogni frammento della striscia e ritraggono semplicemente 178 persone in transito che raramente si accorgono di essere inquadrate.
Ma nonostante scorrere la foto sia un lunghissimo piacere per gli occhi non credo che questo sia il lavoro migliore di Simon. Grandi pregi di alcuni dei suoi progetti precedenti sono concetti di base semplicissimi e validi (quelli che: perchè non ci ho pensato io??) in cui la gente viene tirata in ballo personalmente, realizzazioni potentemente coerenti e cristalline e un self control da far invidia. Ne è un esempio Faces of New York: lo lascio presentare a lui che è bravo anche a scrivere.
Once in a while I see a person on the street who immediately attracts my attention. I’m fascinated by the appearance of the person and feel a strong urge to walk over and say hi.
I spent one month, seven hours a day, walking the streets of New York in search for people who had this effect on me. I found ten, and asked each of them the same question: What do you think about your face?
Dove chiunque (anzi, io) avrebbe sbrodolato proponendo le 100 prospettive del poro del naso, Simon sceglie due foto per ogni soggetto e usa come didascalia il contenuto dell’intervista. Certo, il sito super minimal ci mette del suo per rendere il tutto meraviglioso, ma credo che anche la grafica parli per lui, e molto bene.

Parlare di tutto il contenuto del suo portfolio è una forte tentazione ma è inutile quindi, se siete di fretta, mi limito a consigliarvi un’occhiata almeno a The Thought Project, in cui ferma delle persone per strada, scatta e chiede a cosa stessero pensando un secondo prima che li disturbasse. Bravo Simon, bravo.
Ci sono 2 commenti
Meraviglioso. Tutto meraviglioso.
scritto da Susanna il 15 febbraio 2010 alle 19:48
[...] Novecento, i reportage di guerra di Emilio Morenatti, le fotografie subacquee in bianco e nero, i newyorkesi che vorresti conoscere uno ad uno, gli aerei sulla spiaggia di Maho, e — vabbè — i brevi [...]
pingback dal sito Buon anno, con il meglio di Personal Report del 2010 | Personal Report il 31 dicembre 2010 alle 03:15