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3 febbraio 2010

Best of Sundance / 2

SundanceSeconda di tre parti di quello che, leggendo i commenti oltreoceano, è stato il meglio del Sundance Film Festival che si è concluso domenica. Ieri mi sono dilungato in tante parole introduttive, oggi, per vostra fortuna, evito di annoiarvi e passo direttamente ai film.

BURIED
Ovvero: il film con l’idea figa.

E l’idea in questione è: un’ora e mezza di Ryan Reynolds sepolto vivo in una bara. Il film è ambientato in Iraq, il protagonisto viene catturato non so perché, e si ritrova sepolto vivo sottoterra — evito i particolari aggiuntivi, dato che da quanto ho capito non ci sono riprese fuori da quella bara. (No, non è uno spoiler, dico che di certo non vedremo l’Iraq, non che non vedremo la luce del sole). La sorpresa è che, udite udite, il film di Rodrigo Cortés (uno spagnolo, ovvio) non sembra neanche essere male. Sicuramente non è un capolavoro, ma la critica è abbastanza unanime nel considerarlo riuscito, attribuendogli un livello medio di tensione soddisfacente. Ieri girava una clip molto interessante con un sacco di movimenti di macchina vortiginosi — dentro una bara! — ma oggi è stata tolta dalla rete. Qua sotto troverete invece un teaser trailer in cui Ryan lascia un messaggio al suo cellulare.

RESTREPO
Ovvero: il vincitore nella categoria Documentari.

Passiamo dall’Iraq all’Afghanistan ma, soprattutto, passiamo dalla roba divertente (sì, uno chiuso in una bara per 90 minuti è divertente) alla roba seria: Restrepo segue le giornate di Junger — il regista — e Hetherington — fotografo di guerra — tra le truppe americane in Afghanistan. Pur mancando di una narrazione compatta, il documentario è piaciuto molto per, come potete immaginare, l’intimità che la telecamera ha con una quotidianità straordinaria che di solito vediamo solo attraverso il filtro dei giornalisti, o della fiction. Il film verrà certamente trasmesso su National Geographic, più incerta è invece l’uscita nelle sale, a causa del persistente poco interesse che il pubblico americano ha nei confronti di questa guerra in corso. Intanto, con un’azione di hackeraggio semplice ma precaria — che spiega lo spazio vuoto qua sotto — abbiamo trovato il video dalla pagina di Facebook del film, l’unico luogo della rete in cui sembra esistere il trailer. Prima che lo tolgano, guardatelo.

ANIMAL KINGDOM
Ovvero: il vincitore del premio al miglior film straniero.

Il film dell’esordiente regista australiano David Michôd è stato uno più amati dalla critica, che ha tirato in ballo Scorsese per descrivere la forza epica della storia della famiglia criminale (o si dice mafiosa? ma esiste la mafia in Australia?) protagonista della pellicola. Il trailer — per quanto costruito su un contrasto ormai scontato, canzone pop / immagini dure — è sicuramente uno di quelli che mi ha colpito di più per coesione, delicatezza e impatto visivo. Di film australiani non se ne vedono tanti in giro, e spero proprio che questo riesca ad arrivare quassù.

LOUIS C.K.: HILARIOUS
Ovvero: lo stand-up comedy film di Louis C.K.

Ok, è vero che è stato recensito benissimo, è vero che è strano e fuorimoda far uscire addirittura un film di stand-up comedy (cioè un’ora e passa di un comico in piedi che parla), ma devo ammettere che, più che consigliarvi il film, Hilarious è stato lo spunto per consigliarvi il comico in questione, Louis C.K., uno dei migliori che ci siano in questo momento in america. Diventato celebre con i suoi monologhi sulla famiglia e poi con Lucky Louie — la sua prima serie da autore/attore purtroppo chiusa dopo dodici episodi a causa dei bassi ascolti, immagino dovuti a tematiche e linguaggi molto, per così dire, sinceri — l’anno scorso ha completamente rinnovato i suoi spettacoli, dando il suo meglio proprio in Louis C.K.: Hilarious, film che, se verrà certamente mandato in onda sulla HBO, è praticamente impossibile possa trovare spazio in sala. Ma, è questa è una buona notizia per noi, l’uscita di un film/show compatto potrebbe far venire in mente a qualche buon sottotitolatore di lavorarci un po’ su, e far arrivare anche in Italia la fama che questo comico sta acquisendo negli Stati Uniti. Ora: di immagini del film non se ne sono potute trovare, il video qua sotto è un passaggio del suo penultimo spettacolo.

CONTENUTO BONUS
Ovvero: le sigle del festival.

Dato che l’ultimo non era un vero e proprio film, mi rifaccio segnalandovi — grazie a Guido — Buck, lo studio autore delle quattro sigle iniziali del festival. Le consegne erano due: Renewed Rebellion e Sundance Reminded, e la tecnica è l’ormai standard stop-motion. Non sono clamorose, ma hanno un piglio sicuramente genuino e contemporaneo, in linea con la sensibilità del festival. Qua sotto ne trovate una — Come together — e qua le trovate tutte, insieme agli altri lavori dello studio.

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