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12 gennaio 2010

Every day the same dream

Every day the same dreamI suoi creatori definiscono Every day the same dream un videogioco “vagamente esistenziale“. E hanno ragione. Per finirlo ci vogliono circa 15 minuti, e se come me ci giocherete di notte, in silenzio e senza distrazioni, arriverete alla fine non capacitandovi come un videogioco così piccolo e minimale possa avervi agitato tanto.

Ho visto qui la segnalazione del gioco, e subito dopo averlo finito sono andato a cercare informazioni su MolleIndustria, un finto collettivo di sviluppatori costituito in realtà dal solo 28enne Paolo Pedercini — giovane!, italiano! — e questo è ciò che ho scoperto leggendo l’about:

I videogiochi sono ormai diventati un fenomeno di massa. [...] L’intrattenimento elettronico è ora usato per fini pubblicitari, per l’indottrinamento religioso e per reclutare giovani da mandare al macello. E’ chiaro che non possiamo più considerarlo un componente marginale nella produzione di senso, dobbiamo riconoscerlo come un nuovo terreno di scontro culturale e politico.

Occorre mettere in discussione la presunta innocenza dell’intrattenimento. I videogiochi sono vettori di ideologie, espressioni di modelli culturali ben precisi. Fra le righe di ogni codice possiamo intravvedere un sistema di valori che nella maggior parte dei casi è quello nordamericano, bianco, consumista e reazionario.

MolleIndustria non ama i videogiochi, per questo motivo li crea.

La posizione è sicuramente e sinceramente estremista, e per testare la coerenza di queste parole basta che, a scelta, vi leggiate questa intervista per Wired e/o facciate un giro tra i giochi di MolleIndustria, dovete potete trovare, ne cito solo un paio, The Free Culture Game, un gioco in cui dovrete aiutare a salvare le persone dal Copyright e dalle regole di dominio del mercato, o Operazione: Pretofilia, dove sarete assoldati in una task force creata dal Vaticano nata per garantire l’impunità dei preti pederasti.

Operazione: PretofiliaNessuno di questi giochi, per quanto mi riguarda, è all’altezza di EDtSD — tra l’altro realizzato in soli 6 giorni, per l’Experimental Gameplay Project —, ma hanno tutti un comune denominatore ideologico che, se non vi farà passare ore e ore giocando, vi farà riflettere anche solo per un attimo sulle potenzialità di questo media e le sue possibili vie future.

Ma, tornando al titolo di questo post, che siate o meno interessati a tutte queste parole vi consiglio comunque di giocare a EDtSD; e non disperate se non riuscite a capire quale sia lo scopo del gioco, perché anche questo è parte del gioco. E se non fidate di me, fidatevi di Paolo Pedercini:

Every day the same dream è una variazione esistenziale sul tema dell’alienazione e del rifiuto del lavoro. L’idea era di caricare la natura ciclica della maggior parte dei videogiochi con un qualche significato (il “gioca ancora” non è un game over). E sì, c’è una fine, il gioco si può finire.

PS: a tal proposito, l’immagine del gioco che ho scelto è un depistaggio. Forse.

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Ci sono 8 commenti

  1. Grande segnalazione Pier Mauro! Era parecchio che non controllavo le news di MolleIndustria e questa mi ha piacevolmente sorpreso. Un gioco semplice, finito in 10-15 minuti come hai detto tu, che ti lascia un con una sensazione particolare. Un paio di anni fa mi ricordo che avevo fatto con un gruppo di ragazzi un esame (ho studiato con Guido!) con il prof. Luigi Ciccognani sullo stile di MolleIndustria. Il tema era l'AIDS e in particolare il rapporto con le LOBBY DEI FARMACI. Era venuto abbastanza bene, Guido magari se lo ricorda!

    scritto da Franz! il 12 gennaio 2010 alle 17:35

  2. Ammèmisembraunavaccata. Non si può fare neanche l'haduken.

    scritto da Gabriele il 20 gennaio 2010 alle 02:48

  3. Come no? X + doppio triangolo e tre volte destra.

    scritto da Pier Mauro il 20 gennaio 2010 alle 14:17

  4. Ti ho sgamato, tekkenaro. La sacra tecnica del gameplay prevede tutt'altri movimenti.

    scritto da Gabriele il 20 gennaio 2010 alle 14:20

  5. Attenzione, spam autoreferenziale ma pertinente: http://www.youtube.com/watch?v=IHuPzy5zSt4

    scritto da Pier Mauro il 20 gennaio 2010 alle 14:22

  6. Guardalo lì, sulla destra, con la presa autistica, maledetto tekkenaro: il pad va afferrato saldamente e il pollicione è tutt'altro che tamarro, è la sublimazione del guerriero, ovviamente per qualsiasi gioco che non sia figlio illegittimo di Dragon's Lair e del Lion Trophy Show. Qua servono le basi: http://www.aimargini.com/?p=581 [warning: la deriva nerd non è qui mitigata dal tono severamente ironico di una rilettura intellettuale e dal look leccato da party vintage '80s] P.S. "Be nice, resta legato al tema dell‘articolo e non fare spam". Mi accorgo ora d'averle infrante tutte. È record.

    scritto da Gabriele il 20 gennaio 2010 alle 14:51

  7. Difendendo l'episodio posso infatti dire che, come è giusto che sia, è Carlo, a sinistra, a vincere.

    scritto da Pier Mauro il 20 gennaio 2010 alle 16:38

  8. [...] quando lo facciamo lo facciamo per bene. Due segnalazioni per voi: il videogioco esistenzialista Every day the same dream di Molleindustra, e il gioco in scatola Diplomacy, un Risiko senza [...]

    pingback dal sito Buon anno, con il meglio di Personal Report del 2010 | Personal Report il 31 dicembre 2010 alle 03:03

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