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10 gennaio 2010

Best Strategics

diplomacyAl ritorno dalle vacanze, ancora obnubilato dal cibo e dall’alcool e dalle miti temperature del Sud Italia, mi risulta difficile riuscire a distinguere tra un’acuta recensione e lo stravaccato rendiconto di quale nuova pazziella mi abbia intrattenuto durante le feste. Spero non ci riusciate neanche voi.

Diplomacy è un gioco da tavolo di strategia bellica pubblicato per la prima volta nel 1959. È considerato un gioco classico, il preferito di Henry Kissinger. È stato il primo gioco (a parte gli scacchi) ad essere giocato per via postale e ad aver generato fanzines dedicate. Tra gli esperti è considerato un grande classico, ma a guardarlo lontano sembra solo il fratello sfigato di Risiko Più: si gioca su un tabellone rappresentante l’Europa, dove ogni giocatore comincia con una diversa potenza e muove segnalini rappresentanti navi e armate , con lo scopo di conquistare più roba possibile. E allora, che cosa lo rende speciale?

Tanto per cominciare, l’assenza di dadi: il risultato degli scontri viene deciso solo in base alla superiorità numerica. Ora non sto a spiegarvi le regole nello specifico (ma sono riassunte efficacemente nella pagina di wikipedia), ma il punto cruciale è questo: dato che i giocatori incominciano tutti con lo stesso livello di forza, e dato che l’elemento fortuna non esiste, quasi sempre è possibile prevalere sul proprio nemico solo con l’aiuto di un terzo giocatore. Ecco quindi che forgiare e spezzare alleanze rappresenta la componente centrale del gioco, seguita non troppo da vicino dalla visione strategica (difendo qua, traghetto là, etc…).

E infatti un tipico turno di gioco di Diplomacy, unico nel suo genere, è così composto: una fase di diplomazia, durante la quale, appunto, si fa la diplomazia: si cerca di portare gli altri dalla propria parte, si scambiano territori, si organizzano campagne; una fase di stesura degli ordini, in cui ognuno annota su un blocco (e senza farsi vedere) cosa faranno le sue armate; una fase di esecuzione degli ordini, durante la quale tutti gli attacchi e gli spostamenti vengono svelati risolti contemporaneamente. E se il vostro alleato di turno vi ha davvero appoggiato l’attacco su Sebastopoli, è tutto da vedere. Come in nessun altro gioco, in Diplomacy è fondamentale guadagnarvi la fiducia dei vostri alleati, com’è fondamentale scegliere il momento giusto per tradirli. Dopo la prima partita di rodaggio vi troverete a stipulare alleanze sotterranee, a simulare appoggi a campagne straniere per poi abbandonarle sul più bello, a intavolare lunghe trattative fittizie per ingannare i vostri ascoltatori, a fingere di andare in bagno solo per ascoltare se il vostro alleato è disposto a vendervi a meno.

Certo, per godersi Diplomacy bisogna ovviamente avere una propensione verso questo genere di giochi. Se Risiko vi ha sempre dato la nausea, non è il gioco che fa per voi. Ma se Risiko ha finito per nausearvi dopo l’ennesimo stato-panino (o puttana, come dir si voglia) nel Cita, Diplomacy potrebbe conquistarvi. E il sistema di turno collettivo vuol dire che una partita è molto più breve di una di Risiko, e che in un modo o nell’altro siete sempre in gioco. Non c’è un momento in cui non starete gridando, litigando, ascoltando e/o facendo finta di non ascoltare.

Unico svantaggio: sostengono gli esperti (e wikipedia) che il bilanciamento delle 7 potenze giocabili (Gran Bretagna, Francia, Germania, Austria-Ungheria, Russia, Turchia e persino Italia!!!) è così ben calibrato che giocare in meno di 7 rende il gioco prevedibile e noioso. Io ci ho giocato in 5, e me lo sono goduto parecchio cmq.

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Ci sono 2 commenti

  1. Ci ho giocato per la prima volta questa sera, ho vinto. E' fenomenale.

    scritto da Lucan il 14 marzo 2010 alle 03:58

  2. [...] voi: il videogioco esistenzialista Every day the same dream di Molleindustra, e il gioco in scatola Diplomacy, un Risiko senza [...]

    pingback dal sito Buon anno, con il meglio di Personal Report del 2010 | Personal Report il 31 dicembre 2010 alle 03:04

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