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18 dicembre 2009

Daniel Gordon

Daniel GordonDaniel Gordon è un giovane artista newyorkese che usa il collage per inventare ambienti tridimensionali. Niente di nuovo, ma il tocco di Daniel, inquietante e imperfetto, si differenzia dall’ondata di paper crafters degli ultimi tempi. Per costruire le sue opere stampa su carta immagini prese da internet (su alcune c’è ancora il watermark delle agenzie di stock photography) e le incolla in forme che sono una via di mezzo tra una scultura e un rendering da principiante. Un frankenstein contemporaneo — come si definisce lui stesso quando descrive il modo in cui assembla il materiale.

Usa dettagli ingranditi di piccole immagini, come le texture sgranate usate come fondali, oppure vere e proprie fotografie di oggetti, ritagliate e applicate su una ricostruzione fisica degli stessi.

GordonI suoi lavori bizzarri, su due piedi, potrebbero essere da un lato una versione tridimensionale dei collage frammentati di David Hockney e dall’altro un’interpretazione brutale delle sculture in carta iperrealistiche di Thomas Demand (ne abbiamo già parlato qui).

Daniel GordonCome ho detto all’inizio trovo le sue immagini, siano esse still life o ritratti, davvero inquietanti. Sono scene surreali, gelide, astratte, imperfette e deformate. In occasione dell’apertura di una collettiva al MoMA, Daniel Gordon racconta come il suo immaginario artistico si sia formato sulle immagini crude dei manuali di medicina posseduti dai genitori, entrambi chirurghi.

“Dettagli anatomici, fotografie di operazioni, malattie della pelle”, tutto materiale che ha assorbito nell’infanzia e che, senza dubbio, non ha dimenticato. Per chi volesse qui e qui ci sono due interviste.

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Ci sono 2 commenti

  1. [...] Link fonte: Daniel Gordon | Personal Report [...]

    pingback dal sito Daniel Gordon | Personal Report il 18 dicembre 2009 alle 16:34

  2. Guido, tremenda questa immagine. mi inquieta al pari di te. sembra uomo mixato a baguette. nello specifico, nella confezione che ho appena comprato alla coop. congelerò la mia baguette e la metterò sul tavolo per gli sprovveduti. a me, michette, please.

    scritto da goldie il 20 dicembre 2009 alle 21:34

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