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8 dicembre 2009

Bill Fay

Bill FayFino a ieri di Bill Fay sapevo solo due cose: che nel 1971 ha inciso un disco bellissimo e che nel 2009 è quasi del tutto sconosciuto. Oggi, dopo essermi reso conto che quelle uniche due cose sommate davano come risultato un post su PR, ho cercato un po’ di informazioni su di lui.

E: ho scoperto che iniziò a suonare nei primi anni ’60 e che Time of the last persecution, il disco che sto andando a consigliarvi, è il suo secondo; ho scoperto che, come facilmente intuibile, vendette sempre molto poco, fuggendo da una casa discografica all’altra; ho scoperto che sparì per un po’ ma la cosa non funzionò benissimo e la stampa lo criticò, la rivista The Wire, in particolare, riferendosi alla foto qua sopra disse che Fay era un “mad bearded Rasputin with a resemblance to Charles Manson”; ho scoperto che esiste questo sito, the one and only website dedicated to british songwriter Bill Fay; ho scoperto che diversa brava gente come Jim O’Rourke e i Wilco gli hanno reso omaggio; ho scoperto anche che è ancora vivo e dovrebbe star per incidere un nuovo album.

Ma soprattutto, tanto banalmente quanto sinceramente, ho scoperto che tutte queste cose che ho scoperto non cambiano molto il punto della questione, cioè le sue canzoni. In particolare, contestualizzando, le due canzoni qua sotto, ‘Til the Christ come back, la mia preferita, e quella che dà il titolo all’album, Time of the last persecution. Come al solito, fate sapere.

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