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23 novembre 2009

Man on Wire

Man on WireA più di un anno dalla sua uscita negli Stati Uniti ho visto Man on Wire, il documentario più amato dalla critica nel 2009, vincitore dell’Oscar e 100% fresh su Rotten Tomatoes con 141 recensioni positive su 141. La storia è quella di Philippe Petit, il funambolo e artista di strada francese diventato celebre per aver camminato su un filo teso tra le Twin Towers nell’agosto del 1974.

Il film, che vede alla regia James Marsh, ripercorre la vicenda fin dalla sua pianificazione dando finalmente visibilità anche ai ragazzi che hanno aiutato Petit a fare l’impresa, a chi ha progettato con lui il colpo per sei anni, a chi ha trasportato il materiale sul tetto dei grattacieli e ha costruito la struttura non visto dalle guardie. Dopo una passeggiata nel vuoto di 45 minuti Petit è stato arrestato e subito rilasciato in cambio di un’esibizione di fronte alle telecamere, conquistando la notorietà planetaria.

Temo però che vedere le Twin Towers ancora in piedi abbia mosso i 141 critici e la giuria degli Academy Awards alla lacrima facile e a una valutazione buonista. La storia di Petit e del suo gruppo di matti è senza dubbio meravigliosa ma sono rimasto deluso da come è stata confezionata: la struttura della narrazione sembra mal gestita, i buchi non si contano e i ritmi sono davvero poco coinvolgenti. Il fatto che sia riuscito a distrarmi più volte non è un buon segno, ma forse è colpa mia quindi vi consiglio di guardarlo comunque, anche solo per la storia.

P.S. stupido: la somiglianza di Petit con Pupo e il fatto che Petit significhi piccolo sono due coincidenze inquietanti. Qualcuno ha una spiegazione sensata?

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