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24 novembre 2009

Julio Cortazar

Julio CortazarSe uno è capace di scrivere sia un romanzo gigante capolavoro della letteratura del Novecento, sia un piccolo manuale di istruzioni — istruzioni per salire le scale, per piangere, per ammazzare le formiche a Roma — quest’uno si merita delle cose. Per esempio che voi lo leggiate.

Julio Cortazar è nato a Bruxelles nel ’14 e ha passato la sua vita tra Argentina e Francia. Avvicinato a un sacco di gente brava che non vi dico per non intaccare la sua unicità, ha giocato a scomporre la forma del romanzo portando spesso ad altissimi livelli il genere del realismo fantastico, narrazioni in cui un elemento sovrannaturale si insinua senza troppi strilli in una situazione quotidiana, riuscendo a raccontarne le tensioni. I fantasmi e i vampiri dello scrittore argentino sono presenze ingombranti, materializzazioni delle psicologie dei personaggi e delle mancanze silenziose della società medio-borghese protagonista dei racconti.

Qua sotto vi parlo di tre dei suoi libri, probabilmente i miei preferiti. Vanno in ordine di impegno che richiede la lettura, quindi regolatevi voi. Tra un libro e l’altro ci metto foto sue, perché è bello e fa atmosfera.

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STORIE DI CRONOPIOS E DI FAMAS

(Einaudi Tascabili, 144 pp, 8,20 euro)

Questo è il libro che ha fatto innamorare di lui sia me che Calvino, un tizio di cui dovreste fidarvi parecchio, che ha pure il merito delle molteplici pubblicazioni italiane dei libri di Cortazar. Storie di… è composto da racconti brevissimi, spesso di mezza pagina, ed è diviso in quattro macrocapitoli. La prima parte, di cui vi ho già accennato, sono i Manuali di istruzioni, e proprio non resisto a copiarvi qua sotto un pezzo di quelle per salire le scale:

Per salire una scala si cominci con l’alzare quella parte del corpo posta a destra in basso, avvolta quasi sempre nel cuoio o nella pelle scamosciata, e che salvo eccezioni è della misura dello scalino. Posta sul primo scalino la suddetta parte, che per brevità chiameremo piede, si tira su la parte corrispondente sinistra (anch’essa detta piede, ma da non confondersi con il piede menzionato), e portandola all’altezza del piede la si fa proseguire fino a poggiarla sul secondo scalino, sul quale grazie a detto movimento riposerà il piede mentre sul primo riposerà il piede. (I primi scalini sono sempre i più difficili, fino a quando non si sarà acquisito il coordinamento necessario. Il fatto che coincidano nel nome il piede e il piede rende difficoltosa la spiegazione. Fare attenzione a non alzare contemporaneamente il piede e il piede).

La seconda parte si intitola Occupazioni insolite e racconta una serie di personaggi che si occupano, appunto, di cose insolite, come fissare una tigre, rovinare i funerali altrui, perdere e recuperare un capello nel lavandino, risolvere la paura della propria zia di cadere all’indietro.

La terza parte, Materiale plastico, è più eterogenea e raccoglie veramente di tutto, dal comportamento degli specchi nell’isola di Pasqua, alle virtù di una poltrona per morire, passando per l’orso dei tubi, che con il suo pelo di notte pulisce silenzioso le nostre condutture, guardandoci curioso.

Infine, il fuoco del libro, i racconti che ci parlano di due etnie d’esseri viventi, i cronopios e i famas, che, citando Calvino dalla quarta di copertina, “possono essere definiti solo dall’insieme dei loro comportamenti. I famas sono quelli che imbalsamano ed etichettano i ricordi, che bevono la virtù a cucchiaiate col risultato di riconoscersi l’un l’altro carichi di vizi, che se hanno la tosse abbattono un eucalipto invece di comprare le pasticche Valda. I cronopios sono coloro che, se lavano i denti alla finestra, spremono tutto il tubetto per veder volare al vento festoni di dentifricio rosa; se sono dirigenti della radio fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno; se incontrano una tartaruga le disegnano una rondine sul guscio per darle l’illusione della velocità.”

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BESTIARIO

(Einaudi Tascabili, 156 pp, 10,00 euro)

Per fortuna non ho il libro qui con me ora e sarò quindi forzato a non copiarvi nulla, mi limiterò a dirvi che si tratta una delle sue prime raccolte di racconti, di sicuro quella che per prima l’ha reso celebre, e va a fondo in quel realismo fantastico di cui parlavo prima, dove l’irrazionale irrompe nella quotidianità di Buenos Aires.

Troverete quindi storie di piccole tensioni familiari ambientate in una villa dove, senza che nessuno noti come eccessivamente strana la cosa, una tigre si aggira per le stanze; una lettera a una signorina di Parigi in cui l’inquilino del suo appartamento le comunica che se ne andrà di casa sentendosi troppo in colpa per quel suo spiacevole problema di vomitare coniglietti vivi, puliti e perfetti; una presenza misteriosa che ingombra la casa di due fratelli incapaci di combatterla o allontanarla; e troverete le mancuspie, protagoniste di uno dei racconti che più mi abbia spaventato in vita mia.

È un mistero — anche se non troppo — come ogni racconto, oltre a inquietare o angosciare con efficacia, riesca a passare anche sensazioni umane, piccole epifanie su di noi o le persone che abbiamo intorno, quello che stiamo facendo e soprattutto quello che non stiamo facendo.

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IL GIOCO DEL MONDO (RAYUELA)

(Einaudi Tascabili, 554 pp, 13,00 euro)

Questo è, invece, il capolavoro di cui parlavo. Cortazar mette da parte, se non richiamandoli in certe atmosfere, gli elementi fantastici dei suoi racconti per concentrarsi sul limbo di Horacio Oliveira, studente argentino fuoricorso diviso tra Parigi e Buenos Aires, sempre sul punto di. Ma Cortazar non si accontenta e il viaggio di Oliveira, tra piccole morti e discussioni filosofiche, diventa un viaggio anche per il lettore, che è invitato a scegliere in che ordine leggere i capitoli: se in maniera tradizionale, dal primo fino al 56esimo, o se seguendo l’ordine alternativo segnato all’inizio del libro, e come sulle caselle del gioco del mondo — in Italia chiamato anche gioco della campana — saltellare qua e là seguendo la direzione del sassolino indicata dallo scrittore, in un alternarsi di spunti, suggestioni e riflessioni in cui ci si, letteralmente, perde.

Come potete immaginare, Rayuela, nel ’63, ha raggiunto un apice — e quindi un punto d’arrivo e una conseguente necessaria svolta — nel cammino del romanzo novecentesco, distruggendo definitivamente quelle sensazioni di impotenza e di mancanza di dialogo dello spettatore nei confronti del libro, caratteristiche della letteratura tradizionale. Anche perché, implicito nella costruzione del libro e suggerito nascostamente anche da Cortazar, è chiaro come esista anche una terza via per rapportarsi con questo libro: farne assolutamente ciò che si vuole.

PS: Se avete già letto qualcosa, o lo leggerete, fate sapere. Davvero, ché un problema di molti libri, rispetto ai film o ai dischi, è che è difficile parlarne, specie con qualcuno che l’abbia letto da poco. Io aspetto.

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Ci sono 3 commenti

  1. Ho scoperto Cortàzar un annetto fa, un colpo di fulmine con "Tutti i fuochi il fuoco" (raccolta di racconti). Poi ho cominciato a leggere, cercare, regalare. Aggiungo un consiglio mirato ai musicisti: "Il persecutore" (io l'ho trovato nella raccolta "Le armi segrete"). Se ne parla molto in rete e non serva che mi improvvisi in una ulteriore recensione. (Sono contenta che Pier ne abbia parlato: nostalgia di librerie italiane al momento :D )

    scritto da mi il 24 novembre 2009 alle 20:33

  2. questa è la migliore commemorazione di oggi.ho letto cortazar mille volte e lo rileggo per ricordarmi di non dimenticarlo. e anche io mi sono chiesta cosa sarebbe successo se squotendo una polaroid appena fatta fosse apparso Napoleone.un genio.che dire?se sapessi come si fa ti taggerei da qualche parte.aggiungo caio fernando Abreu, chissà,magari lo conosci. (piccoli Julii crescono..) con onore, R

    scritto da roberta il 12 febbraio 2010 alle 13:10

  3. Voglio bene a chi ha scritto questo articolo e a quelle pochissime persone (una) che parlano con me di Rayuela e mi fanno tornare alla mente cose che non ricordavo, ma che così, tornando, emozionano due volte.

    scritto da Carlotta il 11 dicembre 2012 alle 13:13

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