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16 novembre 2009

Blacksad

BlacksadSicuramente scrivere questo articolo è sbagliatissimo perché non ho letto il libro di cui sto per parlare, l’ho solo sfogliato. Non me ne vogliate lettori esperti di fumetti ma parlerò di Blacksad solo perché, per ora, mi sono innamorato dei disegni e dell’idea che sta dietro ai tre albi usciti finora e non so trattenermi.

John Blacksad, il protagonista creato dalla penna di Juan Díaz Canales e dal pennello di Juanjo Guarnido, è un gattone nero e triste che fa il detective in un’America di fine anni ’50; le caratteristiche del noir classico ci sono tutte, comprese le belle gattine che vanno a fare una brutta fine, ma come avrete intuito tutti i personaggi, a seconda del ruolo e del carattere, sono rappresentati come animali antropomorfi: il puglie è un gorilla, il politico una faina, le guardie del corpo e i buttafuori orsi e rinoceronti, i poliziotti sono cani (e l’amico di John Blacksad è un Rex), il ladro è un ratto, gli amici nullafacenti sono iguane e le signore indifese che non devono far colpo sul protagonista sono cerbiatte.

Direte: sai che originalità, la stessa idea, pur geniale che sia, l’aveva avuta Fedro 2000 anni fa, e già la Disney l’aveva fatta passare per sua con Robin Hood. Ma qui è il modo di affrontare il genere a fare la grandissima differenza: la città è realistica, le atmosfere sono quelle del noir-noir e la presenza degli animali non è sfruttato come un pretesto per reinterpretare il genere, smontarlo e prenderlo in giro, come tanto va di moda alla Dreamworks. I personaggi sembrano seriamente nella parte, il gioco è su di loro e questo mi piace.

Ma veniamo ai disegni: Guarnido viene dal mondo dell’animazione, ha lavorato anche al Tarzan disneyano creando e soprattutto muovendo il cattivissimo leopardo Sabor. Blacksad porta tutti i segni di questa esperienza: le scene d’azione sono mosse da una dinamicità potente, i tagli hanno il carattere dell’inquadratura cinematografica. La composizione di ogni scena, la colorazione a mano e la cura estrema ma mai barocca per i dettagli, le espressioni e le posture rendono ogni vignetta papabile per il ruolo di copertina (o almeno di poster da tenere in camera mia).

011Finora gli albi pubblicati sono tre: Somewhere Within the Shadows (2000), Arctic Nation (2003) e Red Soul (2005), distribuiti in Italia dalla Lizard. Il mio amico fumettista dice che in generale le vicende raccontate non spiccano in quanto a originalità ma che il secondo volume è il migliore sia per la storia che per la qualità del disegno e che il primo è comunque un ottimo inizio. Penso che ci si possa fidare.

Ho allegato un po’ di tavole che ho trovato e che mi sono piaciute (non so abbinarle al relativo volume, mi dispiace). Naturalmente vederle a grandezza naturale fa tutto un altro effetto, quindi vi consiglio di farvi un giro su questo blog dove ne trovate alcune in grande formato.

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