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4 ottobre 2009

Premesse dal Festival

prima_immagineCome sempre vi avevamo promesso del live blogging, ma eccoci qua, al secondo giorno, senza neanche un articolo. Tra un incontro e l’altro vorrei almeno lasciarvi questa prima testimonianza, una premessa quasi in diretta.

Il Festival è cominciato da poco ma le anticipazioni su appuntamenti, tematiche e sullo sguardo scelto dalla redazione di Internazionale per la terza edizione mi rendono già molto entusiasta. Questo è un momento critico per un festival sul mondo dell’informazione perché l’attualità, oltre a riguardare come sempre crisi e conflitti, obbliga l’informazione a interrogarsi su sé stessa. Il giornalismo sta cambiando e non è ancora chiara la direzione, né la forma che sta assumendo. Il graphic journalism, il ruolo della fotografia, il ruolo dei nuovi media — internet su tutti — sono fattori importanti e Internazionale, oltre a metterli in primo piano con protagonisti del giornalismo mondiale, ha chiesto agli ospiti di scollarsi di dosso i parametri di giudizio di una tradizione giornalistica fortemente consolidata che potrebbe portare ad un’errata valutazione.

Il Festival coglierà l’occasione anche per parlare di notizie dimenticate dal nostro sistema d’informazione, quelle notizie solamente accennate dal main stream perché prive della spettacolarità mediatica necessaria per essere approfondite. La crisi in Islanda, per dirne una, sarà sotto i riflettori del Festival.

Sono rimasto colpito anche dallo spirito con cui le istituzioni pubbliche e private si manifestano nell’iniziativa. Una presenza discreta e sinceramente presente, che partecipa e investe, ma che allo stesso tempo rivendica la completa autonomia intellettuale e la progressiva autonomia economica del Festival (il contributo comunale è passato dal 100% del primo anno al 30% in questa edizione). Vice-sindaco, ex-sindaco e sindaco ci credono insieme e ci credono davvero. È una sinergia stupefacente che coinvolge anche altri partner, associazioni culturali, volontari e organizzatori. È una sinergia stupefacente a cui non sono abituato.

Poi c’è Ferrara e il programma partecipato — che potrebbe essere un Fuori Salone più intelligente e meno mondano — con i reading all’aperto, il concerto di Jovanotti, la rassegna di documentari curata da Sergio Fant e le mostre fotografiche di Medici Senza Frontiere. Tutti sparsi per la città.

Per concludere voglio dirvi che qui al Festival, i blogger, sono considerati sul serio. Ufficio stampa, sala portatile, connessione internet, tesserini ufficiali, accessi preferenziali, concessione d’interviste e, soprattutto, tanta tanta fiducia da parte di tutti (memorabili, in particolare, le parole di Giovanni De Mauro, direttore della rivista). E non lo dico perché sono un blogger, ma perché è sintomo di un approccio intelligente e critico: un festival che prova e verifica piuttosto che dare per scontato, un regolamento aperto che si mette in discussione e si modifica piuttosto che restare rigido sulle sue posizioni.

Potrei continuare ancora parlandovi, per dire, dell’incredibile affluenza di un pubblico preparato a prevalenza giovanile o del fatto che l’evento sia completamente gratuito, ma non voglio anticiparvi troppo. Abbiate ancora un po’ di pazienza, tra poco si comincia.

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Ci sono 5 commenti

  1. Avvenimento raro in un'Italia che produce sempre più spesso eventi,mostre e convegni omologati al pensiero comune.

    scritto da Mad il 5 ottobre 2009 alle 10:15

  2. @Mad sono stato anch'io a Ferrara e sono rimasto enormemente soddisfatto e felice per aver partecipatoa a questo evento. Ma non credo che gli eventi in Italia siano poi tanto omologati. Faccio parte dell'organizzazione del "Festival of Festivals", che è un congresso per gli addetti ai lavori (si terrà ai primi di novembre) e un centro di ricerca sul settore e ti posso assicurare che l'ambito degli eventi culturale è proprio il più vivo e vario. C'è di tutto.

    scritto da BAPE il 5 ottobre 2009 alle 16:51

  3. Non so di preciso che cosa intendesse Mad con "omologati al pensiero comune", ma dal mio punto di vista devo ammettere che Internazionale a Ferrara si differenzia da altri festival soprattutto nell'approccio. Come ho scritto nelle premesse sono rimasto sorpreso dalla fiducia nei blogger — solitamente sono considerati un surrogato dei giornalisti — e dal coinvolgimento sincero ed interessato delle istituzioni comunali. In generale ho avuto la sensazione di poter discutere il Festival in maniera concreta e in tempo reale. Dai vertici dell'organizzazione agli stagisti, tutti disposti ad ascoltare e ad assumersi le responsabilità delle proprie scelte mettendo al centro gli interessi dei visitatori (l'accessibilità economica e logistica degli eventi, per dire). Sono sicuro che esistano realtà simili, ma nella mia esperienza sono di dimensioni molto più ridotte. Sono i festival organizzati da piccole associazioni culturali che lavorano giorno e notte gratuitamente. Meno pubblico, meno ospiti, meno budget, meno "potere". Non dico che per questo siano di minore valore, anzi, ma mi è più facile credere che le poche persone coinvolte in questi casi siano coinvolte sul serio. Il fatto che un evento così imponente abbia dimostrato una simile apertura mentale, mi fa ben sperare nella rottura di un panorama culturale prevalentemente mediocre guidato solo dagli interessi dei grandi direttori artistici, degli organizzatori e degli sponsor. Esagero di certo, ma è tanto tempo che non torno a casa così soddisfatto.

    scritto da Guido il 6 ottobre 2009 alle 11:28

  4. Anch'io sono entusiasta di Internazionale a Ferrara e capisco quello che intendi, però questa estate sono stato in un evento completamente diverso e che non mi apparteneva, non mi interessava: per me è era lavoro. Il Summer Jamboree che si tiene ogni estate a Senigallia è il festival dedicato alla cultura americana anni '40, '50 e '60. Non era il mio genere, ma ti posso assicurare che c'era una energia e un grandissimo numero di persone sinceramente felici di condividere quella passione. Esistono altri festival grandi e ben riusciti e il fatto che Internazionale si dedichi con tanta passione e capacità al proprio evento pubblico la dice lunga anche sul bisogno di questi spazi di aggregazione "veri".

    scritto da BAPE il 6 ottobre 2009 alle 11:38

  5. Wikipedia:Il termine omologazione, dalla lingua greca homologos (ομόλογος), traducibile come "accordare", si usa in vari campi per riunire tra loro oggetti in qualche maniera equiparabili o per garantire che un oggetto sia corrispondente ad un campione depositato quale esempio. L'"oggetto" di questo evento non è "un modello depositato" cioè non è stato realizzato per essere corrispondente al senso comune ma piuttosto per sviscerarlo e discuterlo (senza garanzia). Era questo che intendevo. Nessuna critica alle molteplici occasioni che si verificano nel nostro paese per condividere interessi e passioni.

    scritto da mad il 9 ottobre 2009 alle 14:31

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