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9 ottobre 2009

Le ombre della centrale elettrica

Vasco Brondi“C’è chi lo paragona a Montale, c’è chi lo definisce il più grande artista italiano contemporaneo.” Ecco, con tutto il bene che voglio a Giovanni De Mauro, perché rovinarmi in partenza il primo concerto delle Luci della Centrale Elettrica a cui assisto? Perché ricordarmi quanto questo almeno apparentemente bravo ragazzo sia sopravvalutato da folle di giovani alternativi con inclinazioni emo che non ammetteranno mai? Vasco Brondi, sol uomo dietro alle LdCE, ha imparato un trucchetto postmoderno e ci ha scritto un disco e due libri.

Musicalmente abbastanza anonimo, il suo album è un unico fermo immagine blu scuro lungo 35 minuti, portati avanti accostando sistematicamente un elemento caldo (quindi vivo, luminoso, naturale, alto) e un elemento freddo (morto, buio, meccanico, basso), vedi il nome d’arte, vedi il titolo del disco, Canzoni da spiaggia deturpata. Brondi conosce alla perfezione questo campo da gioco minuscolo e ne riesce a tirar fuori diverse immagini affascinanti — angeli che pisciano, alberi asmatici, portami a bere dalle pozzanghere — , ma che capito il gioco iniziano a essere stucchevoli e, soprattutto, per quanto mi riguarda, in nessun modo emozionali.

Mi stupisce che non esista ancora un generatore automatico di versi di Vasco Brondi in cui poter selezionare i due elementi portanti caldo/freddo + un’imprecazione a caso + una tra le sue parole jolly come autostrada, hinterland e spacciatori tunisini (es. la tua lingua liscia come l’asfalto di questa cazzo di autostrada). [Aggiornamento: ora il generatore esiste, ed è pure nato prendendo spunto da questo post. Quando si dice servizio di pubblica utilità].

Il momento più emozionante di questo concerto promosso da Internazionale è stato per me la lettura, sinceramente sentita, di qualche riga dell’esperienza carceraria di Susanna Ronconi, e non credo questo sia un buon sintomo per tutto il resto del concerto. Anche la scelta dell’accompagnamento di violino e violoncello non ha aiutato, con orchestrazioni che sembrano appoggiate sui pezzi, senza riuscire mai a farne veramente parte.

A questo punto, dopo aver maltratto Vasco Brondi a sufficienza, sento il bisogno di un momento di buonismo razionale, in cui rendersi conto che, tra tutti i profeti che la nostra gioventù poteva scegliersi, Le Luci della Centrale Elettrica non è di certo tra i peggiori, anzi. C’è il rammarico dell’autocompiacimento di un mondo buio in cui l’unica consolazione è gridare insultando il  presente e rimpiangendo il passato — una poetica che posso sostenere solo se ha nei dintorni la parola adolescenza — ma c’è anche la speranza che questo sia solo un primo passo, comunque rispettabile, prima di spostarsi verso altri e nuovi mondi. Anche perché siamo nel 2009, e gli anni zero stanno per finire.

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Ci sono 13 commenti

  1. Ti si vuole bene. Oltre alla prevedibilità delle liriche (o perlomeno alla facilità con cui se ne individuano i pattern) c'è anche da dire che a me, che ci capisco una favona e va detto, musicalmente dice davvero pochissimo. Diciamo che la cosa migliore del suo disco, per quanto mi riguarda, è l copertina di Gipi.

    scritto da Gabriele il 9 ottobre 2009 alle 18:13

  2. Assolutamente d'accordo con quello che scrivi! Io l'ho visto dal vivo una volta,solo voce e chitarra ed è stato uno degli show più imbarazzanti a cui abbia mai assistito (insieme a Gianluca Grignani,sbeffeggiato e sbeffeggiatosi da Paolo Benvegnù in un locale a Bologna) Il giovanotto sa come scrivere un certo tipo di canzoni! Aspettiamolo per il secondo album..il castello cadrà di colpo in una botta sola!

    scritto da cicciolo il 13 ottobre 2009 alle 16:11

  3. Ok, condivisibile. Ma quali sarebbero invece, come dici tu, i profeti migliori che la nostra gioventù avrebbe dovuto scegliersi?

    scritto da Alessandro il 15 ottobre 2009 alle 16:01

  4. vasco brondi imita solo vasco rossi,che è il più figo e il più migliore dei nostri cantanti rock'n roll!!!!fuck the world yeah

    scritto da antonio il 31 ottobre 2009 alle 18:09

  5. alessandro: in realtà, come ho scritto, brondi non è uno dei profeti peggiori che potevano scegliersi, anzi — quell'anzi è fondamentale. e non ho idea sinceramente idea di quali possano essere musicisti più adeguati, anche perché se prima i cantautori (e non solo) erano spesso decisamente legati al tempo in cui vivevano, negli ultimi anni si è andati verso una nuova direzione, costruita su quotidianità, ironia e piccole storie connesse a ciò che abbiamo intorno soprattutto per elementi solo formali — niente gaber, per capirci. e se proprio proprio vuoi un nome, quello ovvio è bugo. non è e non può essere un profeta, ma un ottimo accompagnatore forse sì. c'è crisi? fa niente. antonio: tutto ok.

    scritto da Pier Mauro il 1 novembre 2009 alle 14:53

  6. Grandi, Le luci della centrale elettrica! Finalmente qualcosa di nuovo in un panorama musicale italiano sempre più stereotipato e scialbo! Io li ho visti in concerto 2 volte, mi sono piaciuti entrambe le volte, e appena possibile tornerò a vedere il grande Vasco..Brondi!!

    scritto da Chicco il 4 novembre 2009 alle 10:16

  7. Ascolto Canzoni da Spiaggia deturpata per la millesima volta prima di scrivere questo articolo, e sono precisamente le 8.32 di questa mattina. La fruizione di un oggetto estetico non può essere eventuale,episodica o sporadica se si tratta di una canzone, ma deve essere ripetuta e ripetibile perchè la sua forma lo permette, e lo richiede la sua specifica natura. Un critico ha il dovere morale di accostarsi all'opera o presunta tale eclissando il proprio ego,cercando di sospendere la propria precomprensione al fine di dialogare con l'altro, l'oggetto, in maniera dinamica e feconda, assumendo un atteggiamento produttivo e costruttivo,ottimistico. Chi critica infatti sa bene quanto sia facile, benché ozioso,distruggere, disgregare,abbattere. Un oggetto non ha difese a sua disposizione se non quelle date da chi le concede il beneficio del dubbio di porsi come alterità soggettivamente concepita e recepita, un po' opaca e un po' evidente. Bisogna permetterle di esistere, e per far questo questo è necessario ricordarsi quanto sia subalterno il ruolo del critico. Chi critica non deve disprezzare o fare panegirici, ma più naturalmente considerare,valutare,cercare di comprendere. L'unico modo per farlo, è scendere nel profondo,non fermarsi alla superficie e sforzarsi,imparare il lessico dell'autore,assisterlo,aiutarlo e cercare di capire,mossi da quella curiosità e da quell'onesta che non è esercizio narcisistico che ci porta a proiettare noi stessi o le nostre rigide griglie interpretative, ma sincerità d'intento. Il critico è un subalterno. Umile. Ed è al servizio dell'autore, e del lettore. Chi critica è in un posizione comoda e privilegiata rispetto a chi fa, e si espone, perchè accetta di essere distrutto, si prende il rischio. Vasco Brondi non è il nuovo Montale, non è Lindo Ferretti, non è Pippo Baudo, e giocare ai collegamenti non serve a niente se questi non vengono presi come semplici riferimenti. Canzoni da spiaggi deturpata è un buon album e La poesia di Eugenio ci ricorda quanto la realtà sia ibrida opaca, oggettuale, piena sfuggente contraddittoria, quanto la bellezza sia bastarda. Per la mia critica su canzoni da spiaggia deturpata a quando avrai cambiato idea sull'artista.. Perché sei tu che perdi un'occasione di confronto con lui. E con te. Pregiudichi il contatto-cortocircuito che una persona crea con un'altra nel momento in cui si rapporta a lei, e si confronta, conforma.

    scritto da angelo avelli junior il 1 dicembre 2009 alle 09:05

  8. A me Vasco Brondi fa cagare a spruzzo comunque.

    scritto da Lucan il 2 dicembre 2009 alle 18:39

  9. sarò diretto: eliminando la retorica di cui è infarcito, il significato unico e ultimo che ricavo dal tuo commento è il disco non ti è piaciuto perché non l'hai capito. un'affermazione troppo violenta ed egocentrica per poter essere l'inizio di un dialogo. io parlo di brondi, tu parli di me. invece di spiegare perché lui valga, spieghi perché io non valgo. per quanto mi riguarda, una procedura tanto scorretta quanto inutile. sorvolando l'arroganza del dare per scontato ch'io non abbia dato al disco il rispetto che qualsiasi disco meriti in quanto a numero d'ascolti, e sorvolando sull'investitura critica e i conseguenti doveri morali a cui mi obblighi, non c'è molto da spiegare: il disco l'ho ascoltato e non mi è piaciuto. ho spiegato la mia opinione e quello che posso chiedere a te e a chiunque, ora, è di avere l'umiltà di esprimere un'altra opinione, alla pari, ché limitarsi a usare come argomento una mia eventuale cattiva fede è oltretutto una mancanza di rispetto nei confronti dell'oggetto in questione. perché, anche se i magistrati sono di sinistra, se le accuse sono infondate non si ha paura di affrontarle e sgretolarle. accusare gli accusatori è, invece, solo una gran perdita di tempo.

    scritto da Pier Mauro il 7 dicembre 2009 alle 16:27

  10. Belli i fan rosiconi

    scritto da Ixgber il 4 settembre 2011 alle 00:49

  11. sono completamente d'accordo con l'autore del post...

    scritto da christian il 1 febbraio 2012 alle 13:29

  12. avrei voluto incontrarti 3 anni fa. concordo su tutta la linea.

    scritto da isidax il 1 luglio 2012 alle 13:21

  13. digito il mio nome 3 anni dopo per motivi del tutto personali, ed ecco che mi esce questo vecchio post come secondo link: penso di dover fare qualcosa per migliorare il risultato di google visto che ho imparato in questi 36 mesi che cosa sia il SEO e come funzioni l'algoritmo alla base del sistema di page ranking. il trucco postmoderno, caro il mio signor pier mauro non l'ha imparato vasco brondi, che nel tempo sfortunatamente è rimasto piuttosto uguale a se stesso e non ha saputo sbrogliarsi di dosso la massa di parole ispirate del primo album mutuando il senso delle sue roche visioni. se fossimo chiamati a fare un bilancio dei 3 anni passati ne uscirebbe che bastava aspettare gli Stato Sociale per capire di cosa si trattasse per critica musicale patinata: giudizi su giudizi senza argomenti e una sola tesi ("perché io sono io e voi non contate un cazzo") . ah, a proposito di accuse: la retorica è un'arma in mano a chi conosce le proprie intenzioni quando veicola un messaggio. mi spiace a onor del vero, negli anni, constatare che certa critica musicale (che si tratti di blog o che si stia parlando di riviste o programmi) lasci sempre il tempo che trova e che personaggiuncoli confusi e dalle facili supponenze si divertino ad strombazzare e a profondere le proprie idee contorte. vasco brondi direbbe che il tuo post è invero simile in quanto l'unica cosa che ti limiti a fare in quanto "esperto musicale" è quella di additare meccanismi che non spieghi, perché semplicemente non li hai sfiorati ma trovati vuoti, visto che la tua "recensione" non poteva dare spazio ad altro essendo troppo piena di te. un conto è giocare all'accusatore (lapsus tuo mi pare) un conto invece è catalogare e categorizzare. in nuce, per te che mi pare sia un tipo sintetico che si esercita a sfogare i propri pensieri elementari spacciandoli per opinioni (emotive tra l'altro perché non c'è nessun ragionamento sviluppato che vada al di là del dualismo facebokkiano: piace/non piace, quindi vale/non vale) al posto che avanzare tesi, suggerisco di scoprire il piacere della retorica. costruire un pensiero e avanzare sulla base delle proprie cognizioni, interpretazioni e valutazioni aperte (e mai chiuse, in quanto sempre soggettive e quindi potenzialmente perfettibili). p.s. pare che il trucco del double thing ascrivibile negli artifici estetici del post moderno, sia l'unica cosa che tu abbia imparato. almeno vasco brondi ha uno stile personale che in qualche modo ha saputo cogliere qualcosa dei nostri tempi, un po' di quella rabbia sorda e inespressa lasciata cadere, un po' di quella depressa beatitudine da chi se ne chiama fuori, in un disimpegno nichilista, ma che tradisce la sua partecipazioni sentita e per questo tradisce tutto il suo coinvolgimento interno.

    scritto da angelo junior il 12 ottobre 2012 alle 13:27

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