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16 ottobre 2009

The future is happening in Africa now

oryThe future is happening in Africa now. Queste sono le parole con cui Riccardo Luna — direttore di Wired Italia — ha presentato la conferenza sul ruolo dei nuovi media in Africa. Ancora una volta, qui a Internazionale, la parola chiave è ottimismo. Per prima a intervenire è Ory Okolloh, brillante blogger keniana laureata ad Harvard, che inizia subito smantellando un grande luogo comune: l’afropessimismo. La percezione che il mondo occidentale propaganda del continente africano è caratterizzata da immagini di povertà, tragedia e guerra. È tutto vero, c’è un 80% di popolazione che ha bisogno di aiuto, ma c’è anche un 20% di africani che studiano, che lavorano e che guadagnano. Un 20% dimenticato, per colpa dei media occidentali, che preferiscono la disperazione agli happy ending, e per colpa, dice Ory, degli stessi africani. Si stupisce e si arrabbia quando scopre che tutta la parte in swahili di Wikipedia è curata da cinque persone — non ho trovato conferma di questi dati, ma può bastare dire che la parte di Wikipedia in dialetto siciliano è molto più attiva di quella in swahili. Gli africani non possono più lamentarsi e aspettare la copertura dai media occidentali, devono prendere coraggio e farsi sentire in prima persona con il loro talento e le loro capacità.

Olivier Gli sforzi in questo senso sono notevoli. Olivier Nyirubugara, giornalista keniano residente ad Amsterdam, ha avviato il progetto Voices of Africa, un modello di citizen journalism africano fondato sull’uso di telefoni cellulari dotati di videocamera e connessione internet. Voices of Africa non ha avuto ancora grande successo (anche a causa della frustrazione dei giornalisti tradizionali che li ha portati ad attutire l’eco mediatico), ma i corsi di alfabetizzazione al giornalismo sono cominciati e circa quaranta reporter sono stati reclutati nel progetto. Al di là dell’effettivo successo di pubblico, il progetto ha avuto un risvolto inaspettato per la sicurezza della popolazione: i poliziotti africani, spesso protagonisti di aggressioni e abuso di potere, hanno iniziato a sentirsi sotto controllo e a preoccuparsi di poter essere filmati e denunciati dai telefoni di Voices of Africa.

byanga L’ultima riflessione è legata all’intervento di Binyavanga Wainaina, scrittore nigeriano. Binyavanga racconta come l’atteggiamento eccessivamente premuroso delle organizzazioni umanitarie possa anche avere un effetto controproducente sui giovani africani. Sentirsi guardati con compassione e pena come se non fosse possibile aspirare ad un futuro di successo è demotivante. Lo stesso discorso vale quando si parla di progetti tecnologici per il futuro dell’Africa: tutti a parlare di sistemi internet nobili e tecnologie semplificate. “Gli africani usano internet come lo usate voi: per guardare facebook, per youtube, per lavorare, per il porno. Non vogliono solo i progetti ambiziosi per l’educazione”.

Il percorso verso il futuro dell’Africa necessita che il mondo occidentale conosca l’Africa che funziona e la conosca attraverso le parole di chi la conosce davvero. Se l’energia, la motivazione, la consapevolezza, la speranza e l’ottimismo che anima i tre protagonisti sul palco sono comuni anche ad altre generazioni di giovani africani possiamo davvero sperare in una società globale in cui il ruolo dell’Africa sarà ben diverso da quello di oggi. Noi ci crediamo. E per chi volesse avere un assaggio dell’energia, della motivazione, della consapevolezza, della speranza e dell’ottimismo di cui ho parlato c’è un interessante intervento video di Ory Okolloh a TED (Ideas Worth Spreading).

Alla fine della conferenza abbiamo fatto un paio di domande a Riccardo Luna sull’editoria web e cartacea. Ci ha raccontato perché nel 2009 Wired ha scelto ancora la carta stampata e come stia usando la rete per migliorarsi giorno dopo giorno. Ecco l’intervista.

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