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6 settembre 2009

Best loop

best-loopImmaginate una serie tv che da un momento all’altro si inceppa e incomincia a trasmettere la stessa puntata all’infinito. Ogni volta cambia l’abbigliamento dei personaggi, le inquadrature sono diverse e ci sono lievissime differenze nei dialoghi, ma in sostanza gli eventi mostrati sono sempre gli stessi: i giorni tra il 17 e il 31 di agosto, poi la puntata finisce e la settimana successiva si ricomincia da capo. Ogni volta (e ovviamente sempre nello stesso modo) i protagonisti capiscono di essere intrappolati in un loop ma non riescono mai a liberarsene e la volta successiva ripartono dall’inizio, immemori della loro scoperta. E settimana dopo settimana gli spettatori sono costretti a rivedere sempre gli stessi identici ultimi giorni d’estate.

Sembra impensabile, e invece è proprio quello che è successo durante la seconda stagione di The Melancholy of Suzumiya Haruhi, un anime molto popolare in giappone e sconosciuto in Italia. Tra giugno e agosto 2009 sono andate in onda otto puntate quasi identiche (non vi dico le bestemmie che trovavo tra i commenti quando andavo a scaricare i torrent – e quelle che mandavo io quando non sapevo più se avevo scaricato la puntata giusta). Otto puntate quasi identiche prima di uscire dal loop e far arrivare la storia al primo settembre e alle sue fasi successive. Se pensate che si tratta pur sempre di un prodotto di largo consumo e non di un film di Andy Warhol, non potrete che volere un bene dell’anima a questi produttori giapponesi pazzi.

Le otto puntate si chiamano Endless Eight, numerate da 1 a 8, si ambientano ad agosto, si sono concluse ad agosto, e non mancano di ricordarci che l’8 è solo un simbolo dell’infinito ruotato.

The Melancholy of Suzumiya Haruhi è una serie giapponese caldamente consigliata e famosa per le sue sconsideratezze: per dirne una, la puntate della prima stagione (2006) sono state mandate in onda in ordine non cronologico – e non per errore, ma per un voluto e riuscitissimo effetto estetico. Quest’anno, però, con questo superloop estivo, tMoSH ha superato se stessa. Per ragioni di spoiler non posso dire più di questo, che il dopotutto classicissimo ripetersi di un estate che vorrei potesse non finire mai non si verifica per banale nostalgismo canzonereccio, ma per un complicato giro di mondi possibili degno di Philip Dick (ancora una volta tipico della serie) che a mio modesto parere sprigiona molta più poesia di qualsiasi canzone dei Negramaro.

E la tortura di essersi visti per otto volte la stessa puntata non fa che accrescere la poesia. Come guardare lo stesso tramonto ogni sera.

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