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10 agosto 2009

Synecdoche, New York

Synecdoche, NYAncora un caso di mancata distribuzione in Italia di un film importante e atteso da molti: Synecdoche, New York è il debutto alla regia di Charlie Kaufman, il popolarissimo sceneggiatore di Essere John Malkovich, Adaptation / Il ladro di orchidee e, soprattutto, di Eternal sunshine of the spotless mind / Se mi lasci ti cancello, quindi non proprio l’ultimo arrivato. E invece niente, nonostante abbia partecipato all’ultimo Festival di Cannes.

L’ho visto in lingua originale con sottotitoli in inglese (in rete ci sono in cirillico serbo ma non in italiano: se li trovaste fate un fischio, grazie) e, nonostante mi sia perso il senso di alcune scene, ho potuto godere di un Philip Seymour-Hoffman emozionante e di una miriade di giochi di parole che con il doppiaggio sarebbero andati persi.

L’ambiziosissimo (troppo? ma forse fa parte del gioco) Synecdoche, New York è quello che succede lasciando Charlie Kaufman senza guinzaglio: qui a differenza dei suoi film precedenti è stato libero di far precipitare il protagonista Caden Cotard, drammaturgo depresso e ipocondriaco impegnato nella ricostruzione di una New York a grandezza naturale sul set, verso la sua totale distruzione fisica, mentale, sentimentale, professionale e mondiale, senza che un Gondry o un Jonze potessero attutirne l’atterraggio.

Non tenterò di farne un’analisi dei significati perché:

- generalmente non sono molto bravo;

- per questo film, che poi è un meta-film, è particolarmente difficile, è proprio saturo-saturo di relazioni, tempi che scorrono troppo in fretta, riferimenti nascosti, doppi sensi e personaggi che sono attori che interpretano attori che interpretano attori che interpretano attori;

- dà più soddisfazione provarci da soli;

- se proprio non ce la fate lo spietato Roberto Tallarita ci ha già provato per voi, molto bene, qui.

È un gran bel caos e proprio per questo vi consiglio di provare a guardarlo, cominciando dal trailer qui sotto.

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