Articoli principali

24 agosto 2009

#23 · Bedford Avenue

Bedford avenueCon i suoi 16 km e mezzo Bedford Avenue è la più lunga via di Brooklyn, nonché l’aorta di Williamsburg, nonché la strada dove vivo. E se dopo cinque settimane camminare per questa strada non ha ancora perso il fascino del terzo giorno — i primi due non contano — significa che un piccolo gesto d’affetto glielo devo. E considerando che manca una settimana alla mia partenza e la malinconia è in agguato, vedo da lontano la piega retorico-melensa che potrebbe prendere l’articolo, quindi vi avverto prima che sia troppo tardi: cliccate sul continua a leggere a vostro rischio e pericolo.

Perché, come immagino sia capitato a ognuno di voi, sentirsi legati a un luogo è una sensazione intima e, in qualche modo, gratificante. Crearsi il proprio mondo all’interno di un universo, trovare punti di riferimento che cambiano di continuo il tuo rapporto con certe panchine su cui prima non vi eravate mai seduti, luci di lampioni che illuminano muri che non vi eravate mai fermati a guardare. Citandoci (visto?, siamo già a questo punto), osservare e selezionare è ciò che rende le cose le tue cose.

E poi c’è condividere. Che è il motivo per cui sono qui a scrivere, la voglia di consigliarvi di bere un tè freddo allo zenzero da El Beit, il coffee shop dove scrivo buona parte dei miei PNY, o di mangiare un brunch all’Egg o al Rabbit Hole, i due migliori diner della via, o salutare Rex il gatto all’Elle Cafè ordinando una caesar salad, o di comprare vinili usati all’Earwax, o libri buoni nelle bancarelle all’incrocio con la North 7th (io ci ho trovato una raccolta di articoli che Might, la prima rivista di Dave Eggers, ha pubblicato dopo aver chiuso, tra cui un saggio di D.F.Wallace sull’Aids che non avevo mai visto prima), o di bere una birra al Charleston, posto con qualche borchia qua e là che mi ha conquistato la prima volta che ci sono entrato con Sandinista! dei Clash, o di trovarvi davanti a Fabien’s a mezzanotte quando la sua bellissima cameriera regala i dolci invenduti ai passanti, o di giocare a kickball, calcio, tennis, o leggere, o prendere il sole al McCarren Park, o di scegliere il vostro dentrifricio alla King’s Pharmacy dove passano pezzi anni ’80 di Depeche Mode, Soft Cell e Cure, o di assaggiare i biscotti giganti di Penny Licks, o di provare le camicie a tre euro del Thrift Store, o, in caso ne abbiate bisogno, di tagliarvi i capelli al General Barber Shop, metà barbiere e metà negozio di giocattoli.

Dei polacchi che abitavano qua dieci anni fa è rimasto poco o nulla, un ristorante, un paio di negozi di vestiti e qualche pallidissimo uomo in canottiera bianca che ogni tanto si aggira per la via. Ora la zona è in mano a questi trentenni tatuati che scrivono, dipingono, recitano e suonano; a volte bene, a volte male. Si dice che siano ricchi ereditieri che passano la vita a far nulla fingendosi artisti poveri, e c’è una buona probabilità che sia così per diversi di loro. Ma vi assicuro che gli altri, quanti essi siano, riescono a rendere questo posto un’esperienza. E, se ascoltate me, a parte tutte le cose qua sopra, quel che vi consiglio davvero di fare è prendervi un caffè e sedervi su una delle scalinate che ogni casa ha davanti al suo portone a guardare le persone passare. Vi sentirete ovvi, ma in pace.

Qua sotto un video girato l’anno scorso in occasione dell’iniziativa Williamsburg Walks. La qualità non è eccellente ma, se volete dare un’occhiata alla via, è la cosa migliore che ho trovato.

Vuoi condividere questo articolo?

Lascia un nuovo commento


Materiale fotografico e immagini, salvo dove diversamente indicato, è da intendersi di proprietà degli autori citati.
Progetto grafico e sviluppo a cura di Guido Tamino. Un grazie a WP.


Chi siamo | Contatti | Feed RSS