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18 agosto 2009

#19 · Bahamas/cose vive

bahamas-cose-vive“La cosa che mi è piaciuta di più è che ci avete seguito ovunque senza mai chiederci niente. Vi siete fidati di noi, sempre.” Non è che avesse proprio proprio ragione — un paio di volte io e Noelie e Adele ci siamo scambiati occhiate preoccupate nei sedili posteriori dell’auto — ma questa frase di Kelsey, pronunciata l’ultima notte prima di partire con un sorriso diverso dai suoi soliti sorrisi (e soprattutto non quello che ha nella foto), mi ha comunque scosso parecchio. Insieme all’essere letteralmente avvolto da un banco di centinaia di pesci striati gialli e blu, la sua esternazione è sicuramente uno dei momenti di questo viaggio che mi terrò in tasca.

La domanda è: di cosa non ci saremmo dovuti fidare? La risposta è: a occhio, dei viaggi in macchina verso teoriche spiagge sperdute — Blackberry Beach la nostra preferita — attraverso piccole stradine senz’anima viva e, in particolare, delle sortite nel ghetto di Freeport a comprare birre economiche — quella doc è la Sands — nelle cucine di uomini in canottiera nera grandi il doppio di me usciti da film in cui non vorresti recitare, che ti guardano male perché non dovresti assolutamente essere lì.

Ma — questa è per mamma e papà — non preoccupatevi, tutto è sempre andato bene, nulla è mai stato davvero rischioso, perché Kelsey e Stephan sono due gentiluomini bahamiani e il nostro incontro con loro ha cambiato il viaggio da così a così. Ci hanno fatto salire gratis a bordo di navi in uscita in mare aperto, ci hanno accompagnato ovunque in cambio del prezzo della benzina, ci hanno introdotto in feste parrocchiali sulla spiaggia dove eravamo gli unici bianchi e chiunque ti offriva da bere o da mangiare (sorvoliamo sulla qualità), ci hanno presentato il capitano della barca per lo snorkeling a 45 dollari per i turisti e gratis per noi.

Ed è durante lo snorkeling che ho incontrato l’altra bellissima cosa viva delle Bahamas, i pesci. È curioso, ma nuotare con una maschera nell’oceano mi ha ricordato la conoscenza, seppur minima, che ho avuto degli abitanti dell’isola: il barracuda che fissava con nessuna buona intenzione gli altri pesci passargli davanti e che ha terrorizzato Noelie ringhiandole in faccia mi ha tanto fatto venire in mente il contrabbandiere in canottiera del ghetto scocciato dalla nostra presenza, mentre le centinaia di pesci grandi come un PowerBook 15” (scusate, ce l’ho davanti ed è della giusta dimensione) ma molto più colorati che mi giravano intorno sfiorandomi e osservandomi gentili, senza timore, erano lo specchio di tutti gli altri abitanti umani di Freeport. Se di solito l’architettura di una città rispecchia i suoi cittadini, qua è esattamente l’opposto: le case fredde e placide sono bilanciate dai bahamiani che ti salutano augurandoti buon giorno quando li incroci per strada.

Concludo con un’altra bellissima esperienza che ho avuto con cose vive, un racconto italianissimo di orgoglio (mio) e pregiudizio (altrui). Ero seduto in spiaggia a una decina di metri da un gruppo di ragazzi dell’isola quando, dopo avermi chiamato urlando Blanc! Blanc! White!, mi hanno chiesto se volevo fare una partita a calcio sulla sabbia con loro. Io ho accettato nascondendo parte dell’entusiasmo infantile che mi prende quando vengo invitato a giocare all’estero, e prima ancora di iniziare ho notato un certo scetticismo, divertito e mal velato, nei miei confronti come calciatore. Per capirci, qualcuno ha anche voluto spiegarmi che per segnare dovevo tirare la palla nello spazio tra le due magliette sulla sabbia. La situazione è cambiata quando, al secondo minuto, ho dribblato elegantemente il leader avversario che, mangiando la mia sabbia mentre me ne andavo via sulla fascia, ha gridato sorpreso You can play!.

Dopo cinque minuti io ero completamente senza fiato e loro tutti freschi come cedrate. Ma abbiamo vinto lo stesso, o almeno credo; non era chiaro se sfiorare la parte interna della maglietta/palo valesse come gol o no, e forse loro nemmeno se lo chiedevano. Perché non ho mai visto gente più incline al divertimento puro, senza sovrastrutture, di quanta ne ho vista qua. Stephan mi ha spiegato che “qui quasi tutti lavorano per guadagnare soldi da spendere in feste per gli amici. Io lavoro una settimana, due settimane, e quando ho abbastanza da parte organizzo una festa. Pesce e rum, gratis per tutti.”

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