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17 luglio 2009

211: Anna

211: AnnaUltimamente il caso Politkovskaja è tornato d’attualità, dopo la riapertura del processo lo scorso giugno (a cui è dedicata la copertina dell’ ultimo numero di Internazionale, l’803) e l’assassinio mercoledì scorso di un’altra attivista per i diritti umani, Natalia Estemirova. Credo che il caso Politkovskaja meriti di essere analizzato con calma allontanando innanzitutto lo sguardo dal fragore che si è scatenato attorno al suo nome e considerando che si tratta di un problema ben più ampio e complesso: dal 1991, anno della caduta dell’impero sovietico, gli attivisti e i giornalisti assassinati prima di lei sono stati 210 e molti altri sono morti anche dopo.

È da questi numeri che prende il titolo il documentario di Paolo Serbandini e Giovanna Massimetti, 211: Anna, presentato allo scorso Sundance Festival e al Bellaria Film Festival. Il film ripercorre la vita della giornalista, in cui il lato privato è intrecciato strettamente e tragicamente con quello professionale e con la storia della Russia moderna: il rapporto con il marito Aleksandr Politkovskij, il lavoro alla Novaja Gazeta, le accuse di violazione dei diritti umani da parte delle forze armate russe nella campagna in Cecenia, i tentativi di intimidazione.

211: Anna può essere un’ottima occasione per cominciare a smarcarsi dai facili complottismi sbraitati in rete, troppo spesso guidati dal sentito dire più che dalla reale conoscenza della complessità dei fatti. Qui di seguito una breve intervista ai registi e un estratto particolarmente interessante.

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Ci sono 1 commenti

  1. Bravo, non dimentichiamo.

    scritto da Elena il 6 agosto 2009 alle 11:14

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