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25 luglio 2009

#08 · Rex il gatto

Rex il gattoStamattina mi sono svegliato con la voglia di parlarvi di Williamsburg ma non sapevo da dove iniziare. Descrivere astrattamente un posto non funziona granché, non ha senso scrivere cose come qua è tutto bellissimo (AH! l’ho fatto lo stesso! birichino!), è meglio invece raccontare qualcosa di vero, accaduto, reale, per cercare una specie di oggettività. Lavandomi i denti ho quindi pensato: usciamo e vediamo quanto ci metto a trovare qualcosa che mi piace da recensire qua fuori — e non valgono tutte le cose che di questo quartiere ne sono l’ossatura, e che ho già visto, come facce e vetrine. Ero quindi alla ricerca di un piccolo evento. Qualcosa di carino.

L’esperimento potrebbe riassumersi più semplicemente in un generico Quanto ci si mette qua a trovare una cosa da fotografare? e, dato che sapete già cos’ho fotografato perché è in alto a dx (ah no, a sx), vi posso anche dire quanto ho dovuto aspettare da quando ho chiuso la porta di casa: 22 minuti.

Aspettavo il mio good, hot, black coffee nel cortile interno dell’Elle Caffè quando, stiracchiandosi, Rex il gatto è spuntato da una mensola sopra la mia testa. Enorme, trasandato ma con un notevole portamento, al collo un collarino a forma di cuore che non si è chiaramente scelto da solo, Rex il gatto si è guardato intorno svogliato e si è diretto verso un ragazzo, solo, che stava appuntando cose su un foglio. Si è lasciato accarezzare per qualche secondo poi è schiantato a terra di nuovo sfinito, sdraiandosi per metà sul pavimento e per metà dentro lo zaino del ragazzo, che — ecco — lo ha lasciato fare, e ha continuato ad accarezzarlo con una mano tesa mentre con l’altra riprendeva a scrivere.

Il caffè me lo porta quello che immagino essere il padrone di Rex il gatto, un ragazzo simpatico, gay, che mentre ti parla inclina la testa a sinistra con una gradazione angolare non sostenibile — devi inclinare la testa anche tu per rispondergli. Rex il gatto si alza, lo saluta, poi con nonchalance si dirige verso un trio di ragazzi in fondo al cortile che stanno facendo colazione, e salta sul loro tavolo. Quello che è successo dopo credo possiate immaginarlo. Grande amicizia, scambi di effusioni e una condivisione di tap water. Niente di incredibile, si tratta solo di qualcosa che qua accade continuamente: un certo modo di prendere le cose, come un gatto che ti salta sul tavolo mentre mangi e tu lo inviti a rimanere. Voglio dire, qua a volte la gente mi sorride per strada.

Bene. Mentre io divento hippy, uscendo mi preparo ad inclinare la testa e chiedo al barista come si chiama il gatto: Rex the cat, fiero, mi risponde. E va bene, penso io, anche questa volta cinque stelline per tutti.

PS: ehi ehi, non preoccupatevi. Arriverà anche qualcosa meno cuoricini rosa yuyu, come che ne so, una critica alle Contraddizioni Di Questo Paese. Dovete solo aspettare che mi annoi un po’.

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