Articoli principali

18 luglio 2009

#01 • Ricevuta del taxi

Taxi on Flickr by Joep RSe fino a dieci anni fa i taxi londinesi — gli Hackney Carriages — concorrevano e probabilmente sconfiggevano i cab gialli e neri newyorkesi come miglior esperienza di trasporto automobilistico a pagamento, dal 2004 qualcosa è cambiato e, almeno per gli spettatori di Lost, un viaggio in taxi a NY è diventata un’esperienza a più livelli. Da quando, per la precisione, gli autori e i sound designer della serie vincitrice di due Emmy per la Miglior Confusione hanno deciso di usare il rumore della stampante delle ricevute come “voce” del Mostro. Quella voce, in particolare, che usa quando è intorno a te, ti fissa, ma non sta per attaccarti, lo farà tra due massimo tre puntate.

A NY, e solo qui, può quindi capitarti di camminare per strada verso l’una di notte, tranquillo, in pace, e bloccarti poi terrorizzato al suono del Mostro di Lost intorno a te: sai che ti sta fissando e che hai solo un paio di puntate ancora da vivere. Poi vedi un texano con un cappello da texano scendere da un taxi lì vicino, capisci da dove arriva il suono e ti tranquillizzi.

Oltre a questo strepitoso dettaglio ricevuta, quello che fa i cab di NY i migliori cab in assoluto sono i prezzi bassi e gli autisti, evidentemente tutti ex personaggi — occhio: personaggi — di varie sitcom che non avendo avuto successo in tv hanno ripiegato sul trasporto.

Ieri, ad esempio, è un peccato non abbiate potuto ascoltare il tassista indiano 48enne timido e dai baffi perfetti che sotto insistita richiesta di Brandon — chef da Portland, Oregon, uno dei miei compagni di viaggio insieme a Pe(incomprensibile) e (incomprensibile) — ci ha raccontato la cosa più strana che gli sia successa in ventitrè anni da tassista. È un peccato anche perché, purtroppo, non è questa la sede dove poter riportare l’avvenimento.

“Oh no! Gross, man!”, ha urlato Pe(incomprensibile) alla fine del racconto.

 PS: Non c’entra nulla con tutto questo, ma i cinque ragazzi con cui sono uscito ieri hanno scommesso — non con me presente, tra di loro, me l’hanno raccontato poi — sulla mia nazionalità. I tentativi erano: francese, ceco, olandese, polacco, islandese. Ma che faccia ho?

Vuoi condividere questo articolo?

Lascia un nuovo commento


Materiale fotografico e immagini, salvo dove diversamente indicato, è da intendersi di proprietà degli autori citati.
Progetto grafico e sviluppo a cura di Guido Tamino. Un grazie a WP.


Chi siamo | Contatti | Feed RSS