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12 giugno 2009

The Goode Family

The Goode family“Cosa farebbe Al Gore?” è il motto della famiglia Goode. Vegani, ecosostenibili, difensori di tutte le minoranze, in pratica politicamente corretti. Fino all’ossessione. 

In onda sulla ABC da un paio di settimane, pur peccando di un finale di pilota retorico, l’aria che si respira nel mondo creato e animato da Mike Judge — quello di Beavis and Butthead e King of the hill — è divertente e punta su un aspetto che l’animazione mainstream ha affrontato poco: il cinismo nei confronti di una certa serie di valori promossi dalla (dai, lo dico) sinistra, sempre al confine tra l’onestà morale e la volontà di dimostrarsi migliori degli altri.

Cose a caso appuntate durante la visione del primo episodio:

· Ubuntu, il figlio africano che la famiglia ha adottato sperando fosse nero e dispiacendosi quando, al suo arrivo, ha scoperto essere sudafricano quindi bianco.

· Il tabellone elettronico all’entrata del loro supermarket bio di fiducia (non ve lo racconto, guardate da soli).

· Il cane forzatamente vegano con le occhiaie che, all’insaputa della famiglia, mangia i gatti dei vicini.

· La battuta: “Scusa papà se ho sprecato carburante.” “Non preoccuparti, l’importante è che tu ti senta in colpa”.

· La discussione su come sia corretto chiamare i neri, con annessa richiesta di delucidazioni al vicino nero. E questa ve la faccio pure vedere.

Per ora Itasa ha sottotitolato solo il primo dei tre episodi andati in onda, ma ho la sensazione che non si fermeranno qui.

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