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7 maggio 2009

Best Crowdsourcing

Crowd Sourcing

Il termine Crowdsourcing (crowd + outsourcing) definisce lo sviluppo di un progetto da parte di un insieme di persone non organizzate in un team di lavoro (crowd significa “folla”). In senso lato parola definisce tutte quelle situazioni in cui un gruppo di volontari e appassionati dedicano il loro tempo libero a creare contenuti e risolvere problemi specifici, come in un sito wiki. Kacie Kinzer, invece, ha pensato di prendere il termine alla lettera, trasformando una vera e propria folla di estranei nella risorsa necessaria a far funzionare i suoi Tweenbots.

Un Tweenbot è un robot di cartone come quello nella foto, e ha tre caratteristiche: 1) un motorino che lo fa andare sempre dritto a velocità costante; 2) una bandierina con su scritta una destinazione; 3) una faccia simpatica . Quello che fa Kacie è “liberare” il Tweenbot in un punto di New York, mettiamo l’angolo Sud-Est di un parchetto, con una bandierina che dichiara come destinazione l’angolo Nord-Ovest del suddetto parchetto. “Liberare” significa che Kacie poggia a terra il Tweenbot e si allontana. Lasciato solo tra aiuole e vialetti il robottino non può fare molta strada: procedendo in linea retta va a sbattere contro il primo ostacolo, si blocca nella prima curva e lì resta con le ruote che girano a vuoto. E Kacie non interviene. Serve qualcuno, un passante ovviamente all’oscuro di tutto, che si accorga del problema, legga la destinazione sulla bandierina, capisca il gioco e giri il Tweenbot nella giusta direzione in modo che possa rimettersi in marcia. Il Tweenbot farà un altro tratto, fino a bloccarsi ancora, e così via.

Essendo i Tweenbot piccoli e fragili, Kacie li aveva inizialmente concepiti come usa-e-getta: si appostava con la sua telecamera e li riprendeva mentre andavano incontro al loro destino. E invece, nel corso delle varie “missioni”, nessun Tweenbot si è mai perso o danneggiato. La “crowd” reagisce con efficienza inaspettata, intervenendo ogni volta che ce n’è bisogno: oltre a impostare la direzione giusta, soccorre il Tweenbot se finisca in una buca o sotto una panchina, lo instrada sui percorsi più sicuri. Un uomo afferra il Tweenbot e lo fa voltare, dicendogli ad alta voce: “Non puoi andare da quella parte, c’è la strada con le macchine”. Con l’aiuto di decine di persone che sono tra loro sconosciute e che resteranno tali, il Tweenbot viaggia lentamente, ma senza mai perdersi, fino alla meta indicata sulla bandierina.

Il Tweenbot è dotato di un “navigatore empatico”. La gente si imbatte in questo robottino sorridente che vaga da solo per la città, si intenerisce e cerca di aiutarlo nel suo viaggio. O, come dice Kacie Kinzer, si produce “un meccanismo di crowdsourcing ad-hoc alimentato dall’empatia umana per un oggetto antropomorfico” (con caratteristiche di vulnerabilità e non autosufficienza, aggiungo io).

È inutile parlarne: qui c’è tutto, la spiegazione completa +’ un video fantastico che a tratti è meglio di una scena di Corto Circuito o di Wall-E.

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Ci sono 2 commenti

  1. Gran bel progetto. Volevo saperne di più su chi c'era dietro e mi sono imbattuto nel portfolio di KacieKinzer. Devo dire che anche la tHere Chair, nella sua semplicità, mi piace un sacco. http://www.kaciekinzer.com/portfolio/thereChair/index.html

    scritto da Mirko il 10 maggio 2009 alle 23:13

  2. sono d'accordo. e la cosa che te li fa piacere è che sono idee originali ma non solo: pur sembrando tipiche trovate sballate da artista contemporaneo, hanno alla base dei discorsi molto semplici - appunto - e specialmente umani. la there chair è perfetta in questo senso

    scritto da Giampelmo il 11 maggio 2009 alle 17:38

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