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14 aprile 2009

Uochi Toki

Uochi TokiPS (pre-scriptum): il mio obiettivo è farvi ascoltare la canzone postata qua sotto, ma farvela ascoltare davvero, senza che vi perdiate una singola parola, quindi se non avete voglia di leggere questa roba e mi assicurate che posso fidarmi della vostra concentrazione saltate direttamente al player e ascoltate Il nonno, il bisnonno. Se invece avete voglia di continuare, prego.

Io conosco l’hip-hop e il rap solo di vista e questo articolo lo sto scrivendo proprio per chi con l’hip-hop di solito ha poco o nulla a che fare. Ovvio: anche gli appassionati sono ben accetti, anzi, proprio loro potrebbero aiutarmi a capire come è visto dalla scena hip-hop questo oggetto anomalo che risponde al nome di Uochi Toki.

I Uochi Toki sono in due, Napo e Rico, il primo decide cosa dire, il secondo decide cosa suonare. Il motivo per cui mi hanno colpito sono alcuni dei temi a cui sembrano affezionati, temi che a uno che conosce l’hip-hop e il rap solo di vista sembrano interessanti e soprattutto inusuali rispetto agli stilemi classici del loro genere. Esempi: la natura, il risparmio economico, l’annientamento dell’onore come valore, la non-violenza e certe introspezioni psicologiche alla Molly Bloom. Ma attenzione: questo non comporta la perdita di elementi cardini del genere come l’egocentrismo strafottente, un atteggiamento che porta spesso parecchio divertimento e con parecchio intendo tanto.

I testi sono spesso più vicini alla forma del racconto letterario rispetto alla forma canzone, e sono sottolineati da basi elettriche e elettroniche, citando Rico, campionate da pezzi dance anni ’90 e Batman del Nintendo; in realtà la faccenda è più complessa e distorta di così, ma era per darvi un’idea.

La canzone che ho scelto di farvi sentire, così capite se possono interessarvi o meno, viene dal disco che vi consiglio, Libro Audio, cioè l’ultimo, un concept che racconta “storie vere che sembrano inventate e storie inventate che sembrano vere”, e lo fa dipingendo ritratti di personaggi come, appunto, i due avi di Napo (veri? falsi? è importante?). 

Ne Il nonno, il bisnonno non c’è nessuno degli argomenti già citati: è una canzone politica, una delle migliori che abbia ascoltato da tanto tempo a questa parte. Buon ascolto.

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Allora, che ne dite?

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Ci sono 3 commenti

  1. Viste le lodi sperticate che ha ricevuto presso la critica ho già avuto modo di dare un ascolto completo all'album (anche più di uno). I testi sono interessanti (con derive nerd e un certo autocompiacimento di cui si sarebbe potuto fare a meno), ma l'album è musicalmente povero, tutta la parte "estetica" della musica è relegata alle basi e la voce non è minimamente integrata, ascoltare l'album per intero quella cadenza costante e martellante porta allo sfinimento. Interessante, ma sopravvalutato. Quello che hai citato è effettivamente è uno dei pezzi migliori, mentre per la seconda parte del disco, più "astratta" nei temi e con qualche variazione nella voce, va segnalata "L'osservatore, l'osservatore 1".

    scritto da Gabriele il 14 aprile 2009 alle 10:18

  2. Premettendo che a me la dissonanza, la cadenza costante e la 'fatica' dell'ascolto non dispiacciono, confermo il tuo commento spiegando una cosa che forse avrei potuto esplicitare di più: non considero Libro Audio un capolavoro, ma un buon disco di un gruppo italiano che dice diverse cose intelligenti usando un registro alto e stimolante. Come valore aggiunto, questo gruppo proviene (in qualche modo) della scena hip-hop, un genere che spesso, in maniera immagino pregiudiziale, viene liquidato con un 'l'hip-hop non mi interessa'. E scoprire che si può cambiare idea è sempre utile.

    scritto da Pier Mauro il 14 aprile 2009 alle 12:48

  3. Oddio, non sottovaluterei anche l'importanza del "pre"giudizio fondato su riscontri empirici che consente di scremare il superfluo in un'epoca in cui non c'è mai abbastanza tempo da dedicare alle cose belle e interessanti ;) Però hai ragione, è un disco che ha qualcosa da dire e che talvolta lo dice con intelligenza, cosa dal mio punto di vista abbastanza rara nel panorama italico. Come accennavo prima due sono le cose che non mi sono piaciute. Da una parte una certa deriva nerd-incosciente dei testi ("i manga sono meglio dei libri" "vediamo cos'hai comprato: una biografia di rockstar morte, il libro di un blogger? Vai a leggere Tolkien") che sarebbe troppo semplice giustificare come pura provocazione, e che talvolta sfocia in autocompiacimento e sfoggio di terminologia inutilmente articolata per esprimere concetti in realtà piuttosto semplici (rivelandone le origini hipphoppare e la necessità di distinguersi dalle bassezze gangsta), dall'altra una componente estetica e melodica pressoché inconsistente che lo rende noioso una volta assimilati i concetti espressi nei testi, sempre che si abbia l'orecchio allenato e paziente per superare l'impatto con quella cadenza estenuante. Detto questo l'impegno nel superare una serie di cliché del genere e nel cercare di dire qualcosa di interessante va comunque premiato. Approfittavo solo dell'occasione per dire la mia su un disco che in altre sedi ha ricevuto lodi ben oltre i suoi effettivi meriti, ma forse non sono il più indicato per poter apprezzare un lavoro simile, che a me già l'ultimo dei Throbbing Gristle sembrava inascoltabile ;)

    scritto da Gabriele il 14 aprile 2009 alle 13:25

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