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27 aprile 2009

Soul City

Soul CityHo scoperto qualche giorno fa su Internazionale che in Sudafrica una serie televisiva raggiunge milioni di persone e le sensibilizza su tematiche importanti in campo medico e sociale: questo fenomeno è oggi noto come “edutainment”. Il progetto nasce da Garth Japhet (un medico sudafricano) dopo un periodo di lavoro in un quartiere povero di Johannesburg, dove ha occasione di confrontarsi in prima persona con le conseguenze che la disinformazione delle regole sanitarie basilari ha sulla popolazione povera. Nel 1994, insieme a un altro medico (Shereen Usdin) decide di sfruttare la forza dell’intrattenimento e la copertura capillare offerta da televisione e radio per proporre la serie “Soul City” come un mezzo per l’alfabetizzazione sulle questioni mediche di rilievo (prevenzione HIV, malaria) e di sviluppo sociale (consumo dell’alcool, violenza domestica, avvio di piccole attività imprenditoriali).

Soul City però non è solo una soap opera educativa, quello che colpisce in particolare è che si tratta di un progetto cross-mediale di comunicazione costruito con consapevolezza strategica e una metodologia progettuale strutturata da fare invidia alle produzioni italiane. Mi spiego meglio: il sistema Soul City affianca agli episodi televisivi da un’ora, una serie di elementi paralleli che cooperano nel veicolare il messaggio. In particolare ogni serie di Soul City è accompagnata da quaranta episodi di quindici minuti trasmessi via radio, tre booklet informativi inclusi nelle riviste locali e due campagne tradizionali (una, promozionale, legata all’intreccio narrativo e un’altra, più educativa, legata ad una tematica di particolare rilievo sociale trattata negli episodi). Una campagna cross-mediale sarebbe già un buon punto di partenza, ma loro non si fermano qui: ogni step della campagna sfrutta le caratteristiche intrinseche del medium in questione. La trasmissione radio, che raggiungerà più spesso le aree rurali, usa un linguaggio più semplice e accessibile anche per chi appartiene ad una fascia con cultura inferiore. Allo stesso modo i booklet offrono informazioni molto precise rispetto a radio e televisione perché pensati per essere conservati e tenuti come riferimento.

Oltre alla strategia cross-mediale è davvero interessante scoprire anche il processo di produzione. I contenuti di Soul City nascono da un’attività di ricerca svolta in collaborazione con le strutture attive in campo medico e confrontate con le reazioni di rappresentanti dell’audience (per verificare l’efficacia delle soluzioni).  Una volta scelto il “messaggio” da comunicare comincia un processo a rimbalzi tra unità di ricerca e workshop creativi che arricchisce il brief portandolo alla stesura finale.

Soul City alla sua nona serie ottiene risultati di audience notevoli (16 milioni di sudafricani per la serie televisiva — più di Lost in America, per dire) e rappresenta il primo caso di successo di una comunicazione sociale costruita attorno ad una serie televisiva educativa ben progettata ed efficace: un modello che sta venendo adottato anche in altre realtà (America Latina e India).

Per concludere, Soul City è uno di quei progetti che cambia le cose davvero. Secondo questo studio diretto da Susan Goldstein (School of Public Health, Johannesburg) la percentuale degli utenti che dichiarano di usare il preservativo durante ogni rapporto sessuale è aumentato del 32% dopo le prime quattro stagioni.

Ora vi lascio con un estratto di un episodio di Soul City, è scontato che vi sembrerà ingenuo nel suo essere estremamente didascalico e che avrete da criticare sulla qualità formale, ma guardandolo almeno non avrete la sensazione di venire indottrinati ad una morale partitica. Noi, per fortuna, con l’AIDS abbiamo meno problemi, ma di tabù sociali da sciogliere ce ne sono ancora tanti e non sarebbe male se la tv ci venisse più incontro senza retoriche moralistiche, censure strategiche e visioni guidate dal pensiero politico.


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