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7 aprile 2009

Gerry di Gus Van Sant

Frame tratto da "Gerry"Avete presente Elephant e Last Days? Sono film del ben noto regista statunitense Gus Van Sant: il primo, ispirato al massacro alla Columbine High School, ha vinto nel 2003 la Palma d’Oro al miglior film e il premio per la miglior regia al 56° Festival di Cannes; il secondo, uscito nel 2005, è stato molto pubblicizzato in Italia per il tema trattato, gli ultimi giorni di vita di Kurt Cobain. Elephant e Last Days sono il secondo e il terzo capitolo della trilogia della morte di Van Sant. Pochissimo si è sentito parlare del primo dei tre, il misconosciuto Gerry, che incredibilmente non è mai stato distribuito in Italia, né nei cinema (nemmeno riproposto dopo la vittoria di Elephant a Cannes) né in dvd. Eppure nel 2002, anno di uscita della pellicola negli Stati Uniti, Van Sant era già ben conosciuto dal grande pubblico: due dei suoi film immediatamente precedenti, Will Hunting, genio ribelle (vincitore di due premi Oscar) e Scoprendo Forrester, ebbero grande successo al botteghino contribuendo a fare di Van Sant un regista di punta ad Hollywood. Ma con Gerry, scritto a sei mani con i due giovani protagonisti Casey Affleck e Matt Damon, torna a riaffacciarsi nella scena indipendente adottando uno stile, una trama e dei tempi decisamente e criticamente anti-hollywoodiani.

Gerry è la storia di due ragazzi, entrambi di nome Gerry, che si perdono in un deserto americano. Ecco, la trama è tutta qui.  Già dalla prima scena viene implicitamente imposto un aut aut allo spettatore: adeguati a questo ritmo, altrimenti ti conviene abbandonare, non è un film da popcorn. Si abusa (in senso buono) di piani sequenza di una lunghezza interminabile (anche qui in senso buono): una delle scene più belle, quella dell’alba nel deserto di sale, dura 7 minuti senza interruzioni. In nome di un minimalismo totale i dialoghi tra i due Gerry, i soli personaggi che compaiono in tutta la vicenda, sono ridotti all’osso: sui 103 minuti totali solo 10 sono occupati dai loro discorsi che, con l’evolversi della vicenda, diventano sempre più surreali e rarefatti. La bella colonna sonora del compositore estone Arvo Pärt contribuisce a rendere il film una vera e propria esperienza visiva e sonora che è difficile descrivere a parole e che vi invito a provare di persona.

Gerry decisamente non è un prodotto di facile consumo, ed è certamente per questo che i distributori italiani hanno deciso di non portarlo nelle nostre sale: si tratta di un caso emblematico di censura di mercato. Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 25.000 film, di questi meno di 500 vengono distribuiti in Italia e si tratta perlopiù di pellicole made in Hollywood. Tra i film che non vedremo mai in sala figurano anche lavori che hanno ricevuto riconoscimenti in festival prestigiosi ma che non riempirebbero i cinema di pubblico. Per fortuna esiste chi ci tiene aggiornati su quello che ci perdiamo, vedi Ticho, Cinema Invisibile e Hideout.

Vi lascio al trailer di Gerry (in inglese, naturalmente).

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Ci sono 3 commenti

  1. wow un film veramente commovente/magnifico. ho avuto il privilegio di vederlo due volte al festival di locarno...

    scritto da dub il 26 novembre 2010 alle 22:35

  2. vederlo al cinema dev'essere un'esperienza stupenda, finora mi sono dovuto accontentare dello schermo del pc...

    scritto da Simone il 26 novembre 2010 alle 22:53

  3. Più che un film è un'esperienza cinematografica. Il regista-artista utilizza gli strumenti del mestiere in modo fuori dall'ordinario, superiore, provocandoci una fascinazione, facendoci cogliere da una malia che ci conduce in una atmosera ai limiti della realtà consentendoci, così, di esplorare nostre nuove percezioni e possibilità. Il mio commento sul blog libriearte.posterous.com Dafne

    scritto da dafne visconti il 2 marzo 2012 alle 19:33

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