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20 aprile 2009

Best Coming Out

Albus SilenteIl coming out, inteso come rendere pubblico il proprio orientamento sessuale, nasce nel 1869 in Germania (almeno secondo wikipedia) quando l’avvocato Karl Heinrich Ulrichs esortò gli omosessuali del tempo a dichiararsi tali per accelerare il processo di emancipazione. Inteso in questo senso il coming out è una dichiarazione pubblica, e quindi ha tanto più valore quanto più autorevole è chi la fa, quanto più forte è il messaggio, quanto più ampia e ricettiva è la platea.

Posta questa premessa, possiamo affermare che probabilmente il miglior coming out della storia è stato fatto alla Carnegie Hall di New York nell’ottobre del 2007, durante la presentazione del settimo e ultimo libro della serie di Harry Potter. Alla domanda se Albus Dumbeldore (aka Albus Silente, il mago vecchio con la barba bianca) si sia mai innamorato, l’autrice J. K. Rowlings ha risposto così: “My truthful answer to you… I always thought of Dumbledore as gay“. È seguita un’ovazione.

La voce di Wikipedia in inglese di “Albus Dumbledore” riporta solo le più importanti reazioni di giornali e associazioni cristiane di tutto il mondo, sul tono di: “Permettemo che i nostri ragazzi pensino che sia normale che il preside di una scuola sia omosessuale?”. Altri, a metà tra esegeti biblici e fan di Star Trek, si sono affrettati a far notare che l’informazione, non essendo contenuta in nessuno dei sette libri, era da considerarsi extra-canonica (che nel fandom equivale a dire: una cazzata). Per chi invece vuole accordare all’autrice pieno diritto su suoi personaggi, ecco che l’amicizia del giovane Dumbledore con il mago Grindenwald si trasforma in una storia d’amore – ed ecco che l’altrimenti uggioso settimo volume della saga diventa anche molto più interessante.

Ma non è della briosità dei libri della Rowlings che c’importa qui. Torniamo a chi è Dumbledore: uno dei personaggi principali della più importante saga per ragazzi degli ultimi – quanti anni? Boh, fatti i conti con la globalizzazione, la più importante della storia dell’uomo (ahinoi, chi scrive ha letto gli ultimi tre HP saltando intere pagine come pozzanghere dopo la pioggia). E facendo appello a un po’ di narratologia spicciola (ma basta il buon senso) possiamo individuare nel mago con gli occhiali a lunetta la figura garante dei valori positivi, ovvero quello di cui possiamo sempre fidarci nello stabilire cosa è buono e giusto per Harry, per i suoi amici e per noi lettori. In un universo dopotutto complesso, dove anche i “buoni” hanno i loro difetti (perfino il defunto padre di Harry si scopre essere stato un goliardico teppista, e persino il giovane Voldemort almeno in parte una vittima degli eventi), nel corso dei sette libri Dumbledore è un personaggio positivo e basta. Ed ecco che da un momento all’altro scopriamo che è gay. Come se a dodici anni avessimo scoperto che nostro nonno era gay. E non solo il nostro. Uno trizillione di bambini in piena formazione sessuale sparsi per il mondo scoprono che il loro nonno è gay. Mind-blowing.

Se il coming-out è un atto pubblico, questo orchestrato dalla dopotutto geniale J. K. Rowlings è il migliore di sempre. In Italia, per ragioni che nessuno saprebbe indovinare, non se ne è parlato molto, ma qui c’è il racconto completo.

E se qualcuno vuole rispondere che è il Piccolo Principe il romanzo per ragazzi più venduto della storia, poco importa, è gay anche lui.

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