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30 marzo 2009

Don Hertzfeldt

Don Hertzfeld“Se i cinefili pensano che i cortometraggi non siano in grado di generare lo stesso hype e la stessa schiera di fan dei lungometraggi più celebri, evidentemente non hanno mai sentito parlare di Don Hertzfeldt”.

Chi l’ha scritto questo? Io? Macché. L’ha scritto il Sundance Film Festival (sempre sia lodato) a proposito del più popolare animatore indipendente nella storia dell’animazione indipendente, o almeno così dicono.

Qualche coordinata: Don Hertzfeldt (vero nome, pare, Hertzfeldt davvero) nasce nel 1976 in California, inizia a disegnare non ricorda nemmeno lui quando, riceve una nomination come miglior corto a Cannes nel 1998 (faccio io i calcoli per voi: a 22 anni) e una agli Oscar nel 2001, vince il premio della giuria al Sundance nel 2007 e circa altri 130 premi sparsi per lo spazio e per il tempo.

Diverse aziende gli chiedono di lavorare per loro (gente come la United Airlines), ma Don rifiuta ogni offerta, promettendo ai fan che si terrà lontano dal mondo commerciale, convinto che le campagne pubblicitarie siano essenzialmente bugie. La Kellogg ha iniziato a produrre pubblicità palesemente ispirate al suo tratto e al suo umorismo, ma questa è un’altra storia.
In questo periodo è in corso un tour di presentazione del suo nuovo corto I am so proud of you preceduto da una retrospettiva dei suoi lavori: i biglietti sono già esauriti in tutte le 16 città in cui passerà.
Ah, dimenticavo: in tutti i suoi 13 anni di carriera ha girato solamente 9 cortometraggi, ma tanto gli è bastato per vincere i suoi 130+ premi e, in generale, influenzare l’animazione indipendente mondiale.

I suoi corti sono tutti disegnati con il solo uso di matita, penna e fogli di carta, corti che Hertzfeldt disegna, illumina, gira, monta, fonica (non esiste, ok), produce e a volte recita. Tutto da solo. La stima è di un paio d’anni per un corto di un quarto d’ora.
Ma sono due anni ben sfruttati: Hertzfeldt, con disegni semplici e spogli, ispirati al tratto della mano di un bambino, ricopre di humor nero i suoi piccoli e indifesi personaggi stilizzati, in un ammasso di splatter non-sense che porta in sé, non si sa esattamente come, una forte carica di dolcezza.

Non ci avete capito nulla? Perfetto, perché alla fine quel che voglio è che lo guardiate. Ecco una tubografia:

 

Iniziamo con Rejected, una serie di spot, tutti rifiutati, che immagino siano l’origine della sua avversione alla pubblicità.

 

Continuiamo con Lily and Jim (parte uno), il più recente tra quelli presenti in rete. Qui Hertzfeldt elimina gli elementi più splatter per raccontare la storia di un incontro al buio (anche i suoi ultimi due corti The meaning of life e I’m so proud of you, non ancora presenti su youtube, sembrano andare in una direzione più intima e meno surreale).

 

Lily and Jim (parte due)

 

Torniamo agli inizi con Billy’s baloon, la storia di un bambino e del suo palloncino aggressivo.

 

Chiudiamo con Genre, il suo secondo corto, che ci spiega i vari generi cinematografici.

Se non siete ancora sazi, potete proseguire da soli, io vi indico la strada.

 

Postilla non particolarmente utile: Don Hertzfeldt me l’ha fatto conoscere un amico un paio di anni fa, ed è stato uno dei primi personal report che mi sono venuti in mente. Ma scopro ora che in The Believer 3 — la raccolta dei migliori articoli apparsi sull’omonima rivista statunitense figlia del solito Dave Eggers, edito da ISBN — c’è un’intervista a Hertzfeldt. Chi lo sa, potrebbe essere il primo passo verso la sua diffusione anche in Italia, dato che, come potete notare, ora non è messo benissimo.

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Ci sono 1 commenti

  1. [...] ci ho scritto il primo vero e proprio post su Personal Report. Ci avevo messo messo quattro corti, sono ancora lì, e io ve li consiglio, facevano ridere e schifare in una maniera che ti veniva proprio da dirgli [...]

    pingback dal sito Don Hertzfeldt è diventato grande, e vuole fare Kubrick | Personal Report il 21 dicembre 2010 alle 01:20

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