Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

6 aprile 2012

Esibizionisti, voyeur e uno sguardo lungo dieci minuti

Shizuka Yokomizo è una fotografa che a fine anni ’90, cioè quando l’idea che ci fosse un’intimità insospettabile tra gli sconosciuti non era ancora del tutto scontata, ha curato un progetto chiamato Stranger. Se ne andava in giro per Berlino, New York, Tokio e un paio di altre città cercando case con grandi finestre al piano terra. Continua a leggere

8 gennaio 2010

Zimoun

Zimoun è un’artista svizzero, è nato nel 1977 a Berna ed è autodidatta. Nonostante abbia girato il mondo, almeno stando alla lunga lista di musei e gallerie che lo hanno ospitato negli ultimi due anni, non sembra essersi concesso a ritratti o interviste. I suoi lavori, al contrario, sono disponibili e ben documentati attraverso una serie di video minimali (più o meno autoesplicativi) come lo showcase in apertura articolo.

L’etichetta sculture sonore, che viene spesso utilizzata per parlare dei suoi lavori, sembra calzante solo per alcune opere, in quanto, quasi tutte, hanno una componente visiva e cinetica affascinante. Un tema chiave è la ripetizione maniacale di elementi motorizzati semplici che, associati insieme, danno vita ad un brusio sonoro e visivo con una forte componente organica. L’aspetto biologico è un fattore spesso presente nelle sue opere, sia esso esplicito, come nel blocco di legno microfonato con all’interno venticinque tarli al lavoro, o implicito, come nello sciame di motori irrequieti.

Vi consiglio di dare un’occhiata al montaggio pubblicato sopra, ma se preferite i video singoli — con anche quelli esclusi dallo showcase — li trovate qui.

16 marzo 2012

Andy Warhol e tre minuti di vita di alcune persone interessanti

Come saprete parecchia gente frequentava la Factory di Andy Warhol negli anni ’60. C’erano super star nascenti e icone dello show business mescolate a completi sconosciuti. A volte si trattava di personaggi già spacciati presi dai bassifondi, altre volte giovani laureati appena arrivati da Harvard. In ogni caso erano più o meno tutti destinati ad essere consumati da Andy e, in mancanza di un ego capace di reggere la situazione, la prospettiva più probabile era una finaccia per overdose di anfetamina oppure un suicidio monumentale.

Per un paio d’anni, tra il ’64 e il ’66, Andy Warhol ha registrato circa cinquecento ritratti video delle persone che gli stavano intorno. Chiaramente erano ritratti girati a modo suo: metteva una pellicola da tre minuti nella videocamera e lasciava che le cose succedessero. Continua a leggere

15 luglio 2011

Ecco il nuovo product placement, ovvero come inserire le pubblicità di oggi dentro le serie tv di ieri

In una puntata della serie tv How I Met Your Mother qualcuno ha notato il cartellone pubblicitario di un film in programmazione nei cinema. Niente di strano, inserire oggetti di scena “firmati” con fini pubblicitari è un classico dell’advertising: si tratta del product placement (qua trovate la sempre divertente opinione di David Lynch in proposito). La cosa bizzara è che mentre la serie tv è stata girata nel 2006, il cartellone pubblicitario promuoveva un film uscito molto dopo, nel 2011. Continua a leggere

23 marzo 2010

Breaking Bad

Breaking BadDomenica è uscita la prima puntata della terza stagione di Breaking Bad, ma io non l’ho ancora vista. Perché voglio aspettare di avere un momento di relax, in cui potermi godere senza pensieri una nuova puntata — attesa da mesi — di una di quella che posso tranquillamente definire, almeno nel mondo drama, una delle mie serie preferite. E le mie serie preferite sono meno di sei, non trenta.

Colgo quindi l’occasione dell’inizio di questa nuova stagione per dichiarare il mio innamoramento per questa serie tv. E, siccome non sono un tipo geloso, spero di riuscire a convincervi a darle almeno una chance, e fare la sua conoscenza. Che poi si sa, da cosa nasce cosa. Continua a leggere

1 dicembre 2011

Le più belle live webcam dell’internet

Quando vi è entrato internet in casa per la prima volta non avete sentito il bisogno di capire quanto fosse grande? Più che chattare con sconosciuti dall’altra parte del mondo, la cosa che ai miei occhi meglio riusciva a concretizzarne l’enormità, e a destabilizzarmi, erano le immagini in diretta.

Da sempre il re indiscusso delle live webcam online è EarthCam. Fondato nel 1996, gestisce direttamente un network di telecamere puntate su scenari spettacolari e sul proprio sito segnala anche le più belle trovate in rete. Ogni anno stila una validissima classifica delle migliori 25 e al Best of 2011 mancano un paio di settimane. Continua a leggere

21 settembre 2011

Il supercut definitivo, 41 minuti di morti nel cinema

Quando qualche mese fa avevo segnalato i migliori sette supercut (montaggi tematici di scene di uno o più film o serie tv) mi era, a quanto pare, sfuggito il più grande fra tutti, uscito ormai lo scorso dicembre. Si intitola From here to eternity, è stato realizzato dall’artista audiovisivo tedesco Oliver Pietsch, e raccoglie migliaia (migliaia) di scene di decessi nel cinema, spaziando in ogni genere di morte lungo tre capitoli che si occupano rispettivamente della morte in senso più fisico, della morte da un punto di vista più introspettivo e della morte e il suo rapporto con l’aldilà.

Io l’ho visto al Milano Film Festival, quindi al cinema dove dà il suo meglio, e online si può trovare qui, purtroppo senza la possibilità di guardarlo a schermo intero. A prescindere dalle emozioni che un film del genere può o non può darvi, io l’ho trovata una visione estremamente rilassante e — ovviamente — divertente, nel classico gioco di riconoscere questo o quel film.

Trenta Secondi

Le migliori serie tv degli ultimi 25 anni, secondo il New York Magazine

Vulture, il magazine culturale del New York Magazine, ha organizzato un torneo a scontri diretti tra le migliori 16 serie tv drama americane degli ultimi venticinque anni, per decretarne la migliore. Segnalo l’iniziativa perché a parte poche eccezioni (non ho mai visto NYPD Blue e My so-called life, e sostituirei The Shield con 24) sono d’accordissimo con la selezione, che trovate dopo il continua a leggere. Se state cercando una serie tv da guardare, scegliete tra queste. Continua a leggere

8 dicembre 2011

The Most Expensive Picture, ovvero ancora un modo per fare soldi in fretta su internet

The Most Expensive PictureSi chiama The Most Expensive Picture e si tratta di una galleria fotografica con la particolarità di chiedere soldi a chi vuole aggiungere una propria immagine. Il prezzo non è sempre uguale perché corrisponde esattamente a quanto ha pagato quello prima di voi più un dollaro. Come avrete capito più fotografie saranno caricate più sarà costoso caricarne una nuova, da qui il titolo The Most Expensive Picture.

Una volta pagato avrete garantita un’ora di fama poi chiunque potrà offrire un dollaro in più e voi finirete nascosti nell’archivio. Il concept è assurdo ma a quanto pare sta già funzionando perché ben 51 persone hanno caricato una fotografia e il sito è on-line da solo una settimana. Se ci pensate, calcolando che il primo ha pagato un dollaro, il secondo due dollari e via dicendo, il totale raggiunto finora è di 1.300 dollari. Se credevate che progetti come The Million Dollar Page avessero fatto il proprio tempo vi stavate sbagliando.

18 dicembre 2009

Daniel Gordon

Daniel GordonDaniel Gordon è un giovane artista newyorkese che usa il collage per inventare ambienti tridimensionali. Niente di nuovo, ma il tocco di Daniel, inquietante e imperfetto, si differenzia dall’ondata di paper crafters degli ultimi tempi. Per costruire le sue opere stampa su carta immagini prese da internet (su alcune c’è ancora il watermark delle agenzie di stock photography) e le incolla in forme che sono una via di mezzo tra una scultura e un rendering da principiante. Un frankenstein contemporaneo — come si definisce lui stesso quando descrive il modo in cui assembla il materiale. Continua a leggere

1 luglio 2011

Una stampante 3D che funziona a sabbia ed energia solare

Markus Kayser è passato silenziosamente sotto i riflettori della design week milanese. Era allo spazio espositivo dedicato ai laureati del Royal College of Art con un video girato nel deserto dove Markus stesso, concentrando con una lente i raggi del sole, era in grado di tagliare con precisione un sottile strato di compensato. In poche parole si trattava di una versione low-tech e a basso consumo — l’energia elettrica necessaria veniva da un pannello solare — di una macchina per il taglio laser.

Ed è proprio mentre lavorava nel deserto che Markus, ragionando sugli elementi che dominavano il paesaggio, la sabbia e il sole, è riuscito a portare il progetto ad un livello decisamente più interessante. Il risultato è una stampante 3D che funziona ad energia solare e utilizza come materia prima l’elemento più abbondante del deserto: la sabbia. La macchina, come vedete nel video sopra, è autosufficiente da un punto di vista energetico grazie ai grandi pannelli solari, e la materia prima, la sabbia, è ecologica e non è certo difficile da reperire. Per “stampare” Markus concentra la luce del sole fino ad arrivare a una temperatura in grado di sciogliere la sabbia ottenendo così, dopo alcuni passaggi, un oggetto in vetro. Nel video si vede il risultato dei suoi primi test, realizzati in due settimane di permanenza nel deserto del Siwa in Egitto.

13 luglio 2012

Ecco chi organizza i magazzini di Amazon

Un paio di mesi fa Amazon ha annunciato l’acquisizione di una compagnia produttrice di robot da circa 650 milioni di euro. La compagnia si chiama Kiva e produce robot super efficienti nella gestione dei magazzini. Se la cosa vi sembra noiosa aspettate di vederli in azione. Continua a leggere


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