Articoli principali

21 gennaio 2013

Chiudiamo

L’ultimo articolo che abbiamo pubblicato è del primo agosto. È passato tanto tempo ed è ora di dirlo ufficialmente: Personal Report chiude.

In questi tre anni di vita abbiamo scritto un migliaio di articoli. Abbiamo raccontato storie, intervistato persone, segnalato progetti, linkato idee, dialogato con voi. Abbiamo dato spazio a persone brave e qualche volta addirittura stampato cose. Con un’unica missione in mente: osservare, selezionare, condividere.

Ma negli ultimi tre anni è cambiato internet e, come è naturale, siamo cambiati noi. Certi stimoli si sono affievoliti, altri si sono rafforzati. Personal Report ha cambiato le nostre vite, ma ognuno di noi, oggi, ha interessi e obiettivi ormai troppo distanti tra loro per essere tenuti insieme in un’unica rivista, in un’unica visione. La decisione è stata difficile e sofferta ma inevitabile: è arrivato il momento di chiudere.

Tutto qui. Non abbiamo altro da dire se non ringraziare voi e tutti quelli che, per una volta sola o settimana dopo settimana, hanno collaborato con noi. E grazie anche a tutti quelli che negli ultimi mesi ci hanno scritto per farlo. Perdonateci se abbiamo risposto poco e male ma ora capite il perché.

L’archivio rimane. Ci impegniamo a pagare l’hosting ancora per un po’. Così, se vi viene in mente quella cosa fighissima che avete letto su Personal Report, sapete dove andarla a trovare. Non sappiamo se ricominceremo da qualche altre parte, se questo sia un addio o un arrivederci. Sappiamo che Personal Report come l’avete conosciuto finisce qui.

Grazie di tutto. A tutti.

Guido, Simone, Pier e Jacopo

E ora: una selezione di articoli dal nostro archivio che cambia ad ogni visita.

14 marzo 2012

Cos’è Cowbird e perché raccontare storie è importante

C’è uno psichiatra, il dottor Jonathan Shay, che confronta i soldati moderni di ritorno dall’Iraq con quelli dell’antica Grecia, di ritorno dalla guerra di Troia.
I primi soffrono di disturbo post traumatico da stress. I secondi, stando alle testimonianze, no. Perché? I soldati greci, dice Shay, avevano un periodo di decompressione durante il viaggio di ritorno sulla nave. Potevano parlare con i compagni di battaglia e processare gli orrori della guerra, potevano raccontarsi storie. Continua a leggere

18 novembre 2011

Il video più lungo di YouTube, un uomo che conta fino a centomila e altre cose di Jonathan Harchick

Jonathan Harchick, mente dietro al discutibile Moldytoaster, è l’autore del video più lungo di YouTube, una sequenza di gradienti dal bianco al nero che si alternano incessantemente per 596 ore. Stiamo parlando di 25 giorni di video, tipo che iniziando a vederlo ora finireste intorno al 12 dicembre. Dopo il salto Jonathan fa anche un’altra cosa assurda: conta fino a centomila in 76 ore. Continua a leggere

23 novembre 2010

La scena della regata di The Social Network

Tranquilli tutti, il titolo è specifico, ma niente spoiler a cuor leggero. Da lontano questo post è semplicemente il vivace consiglio ad andare a vedere The Social Network, il film — l’avrò scritto dodici volte, ormai — su Facebook di David Fincher, regista di Seven, Fight Club e Zodiac, scritto da Aaron Sorkin, l’autore di West wing e Studio 60. Quando un film è bello vien voglia di scriverne qualcosa, ma dopo aver visto la mole di recensioni e commenti al film ho pensato che nessuno avesse realmente bisogno della mia opinione. Se volete, nonostante l’inciampo finale, vi consiglio un pezzo su tutti, quello di Zadie Smith sulla New York Review of Books.

Mi è capitato più volte, però, di dover parlare della scena della regata, o di sentire qualcun altro parlarne. E quindi ho deciso di scriverne. Ora, se chi non ha ancora visto il film volesse entrare io prometto di evitare spoiler fondanti (alla fine è, per quanto ispirata a, una storia vera, quindi senza alcun colpo di scena et simili). Poi se siete gente che non vuole sapere nemmeno che comparsa interpreta Aaron Sorkin (a-ha! uno spoilerino vero! amen), io lo capisco. A tutti gli altri, entrate pure, prego. Continua a leggere

5 gennaio 2012

State guardando la serie tv su Sherlock Holmes, vero?

Si intitola Sherlock, la prima stagione (tre episodi di un’ora e venti l’uno) è andata in onda l’anno scorso sulla BBC, e qualche giorno fa è iniziata la seconda, anch’essa di tre episodi. Questo post serve solo ad assicurarmi che abbiate visto la prima stagione e siate al corrente della messa in onda della nuova, oppure a intimarvi di mettervi immediatamente in pari. Sherlock ambienta al giorno d’oggi i casi dell’investigatore creato da Arthur Conan Doyle, e, se i primi tre episodi erano già tra le migliori ore di televisione andate in onda l’anno scorso, il primo episodio di questa nuova stagione è riuscito in un salto di qualità notevole. Sherlock è brillante, appassionante, colma di piccole e grandi invenzioni, girata benissimo, recitata meglio, e può piacere potenzialmente a chiunque.

Come cambia una strada se spariscono tutte le pubblicità?

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Il duo austriaco Steinbrener Dempf ha nascosto per due settimane tutte le...
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15 maggio 2012

Il lato umano delle missioni spaziali

Il Gemini è stato il secondo programma di volo spaziale con equipaggio umano intrapreso dagli Stati Uniti tra il 1962 e il 1966. Edward White, il primo americano a uscire dalla navicella per svolazzare nello spazio, era uno degli astronauti della missione Gemini 4. Fuori dagli Stati Uniti si tende a dimenticare questo programma, sia perchè la passeggiata di White è stata anticipata di tre mesi da quella che ha quasi ammazzato il sovietico Aleksej Leonov, sia perchè è capitato tra due giganti: il programma Mercury (1959-1963), che dopo qualche scimmia ha lanciato il primo americano nello spazio (Alan Shepard, un mese dopo Gagarin), e l’arcinoto programma Apollo (1961-1972). Continua a leggere

Una tavola periodica per domarli tutti

Daily Infographics

Una tavola periodica per domarli tutti

L'infografica che (era il 1869) mise in ordine gli elementi.
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21 luglio 2009

Vectorpark

VectorparkAvete sicuramente presente quei giochi per bambini in cui se schiacci qui si apre di là e se tiri questo suona quello: ecco, giocando con le creazioni di Vectorpark, opera dell’artista newyorchese Patrick Smith, sono tornato allo stato di stupore continuo dei tempi dell’asilo, più o meno. Si tratta di vere e proprie esperienze interattive, di piccoli mondi da esplorare (quasi) totalmente in cui ogni tua azione ha delle conseguenze inimmaginabili e spesso davvero divertenti. Feed the Head è, in questo senso, un capolavoro. Non voglio anticipare nulla (e già l’immagine qui sopra è uno spoiler gravissimo) perché il bello sta proprio nell’arrivarci da soli. La fluidità dei movimenti, la cura per i dettagli e la fisica 2d contribuiscono, e non poco, alla resa finale, così come l’espressione della testa che fa ridere per forza.

Stavo dimenticando però la cosa principale: si tratta di veri e propri giochi da portare a termine, e spesso trovare la soluzione per andare avanti non è così scontato. Windosill da questo punto di vista è più classico rispetto a Feed the Head perchè riprende la logica del gioco a livelli in cui, per passare alla schermata successiva, devi ingegnarti su come aprire la porticina in basso a destra. E il fatto di trovarsi in un mondo a metà strada tra il surrealista e il metafisico non aiuta per niente. Riuscire a smettere di giocare con la giostra di fantasmini della prima schermata è difficile ma arrivare al quarto livello dà soddisfazione, tanto che si spendono volentieri 3 dollari per tentare di raggiungere l’undicesimo.

Esplorando il sito si trovano anche animazioni interattive, loop infiniti e altri giochi, come le bilance sospese sull’acqua di Levers, il complicato Park e la serie di antistress (o genera-stress?) Thomas. Non esiste però nessun about us, quindi vi indirizzo a questa intervista che Officina Creativa ha fatto a Patrick Smith per conoscerlo meglio.

17 giugno 2011

Go the Fuck to Sleep, il libro per bambini per adulti

Adam Mansbach ha 35 anni, è uno scrittore, e ha una figlia, Vivien. Quando Vivien aveva due anni, come tutti i bambini di quell’età opponeva una certa resistenza all’idea di andare a letto, e ci metteva parecchio ad addormentarsi. Alcune volte ci volevano due ore di preparativi, riti e letture prima che la bambina finalmente dormisse. Una sera, esasperato ed esausto dopo ore passate a cercare di addormentare la figlia, Mansbach scrive sul suo profilo di Facebook “Look out for my forthcoming children’s book, Go the fuck to Sleep“. Continua a leggere

19 gennaio 2012

Mandala, la sinfonia del sistema solare


La maggior parte di noi si ferma al miliardo. Alcuni forse conoscono il bilione e il biliardo. Certamente i fan di Zio Paperone si sono interrogati sull’entità del fantastiliardo contenuto nel suo deposito. Solo chi si occupa di scienza, invece, può conoscere il settendecilione (1056): 532,25 settendecilioni di anni è la durata della più lunga composizione mai creata dall’uomo. Continua a leggere

24 giugno 2009

Sergey Prokudin-Gorsky

Sergey Prokudin-GroskySergey Prokudin-Gorsky è un fotografo russo nato nel 1863. Educato come chimico si è poi concentrato sulla fotografia e ha documentato l’Impero Russo con fotografie a colori usando tecniche sperimentali a partire dalle ricerche sulla sintesi additiva portate avanti dallo scozzese James Clerk Maxwell. Il fotografo ha operato tra il 1909 e il 1915 su commissione diretta dello Zar Nicola II, che ha provveduto ai materiali fotografici e alle autorizzazioni per riprendere anche le aree ad accesso riservato. Le fotografie le trovate su Flickr nei tre album LandscapeEngineeringPeople. Se avete fretta consiglio senza dubbio People.

Sulla tecnica: Sergey scattava tre fotografie dello stesso soggetto usando per ognuna un apposito filtro colorato. La proiezione simultanea delle tre lastre attraverso gli stessi filtri usati in ripresa restituiva un’immagine a colori.

4 luglio 2012

Componi e salva con nome


Evan Ziporyn è un compositore e musicista del collettivo newyorkese di musica classica contemporanea Bang on a Can. In tour in queste settimane tra Gran Bretagna e Stati Uniti, dirige i compagni musicisti, alternando clarinetto e sassofono, con uno sguardo fisso sul suo iPad. Continua a leggere


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